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Test Grand Soleil Blue, in navigazione con il primo daysailer di Cantiere del Pardo (VIDEO)

Lunghezza scafo di 9,99 metri, motore elettrico e costruzione con resina termoplastica per essere riciclabile a fine vita. La prova di SUPER YACHT 24 a Malcesine, sul lago di Garda

di Alberto Mariotti
11 Aprile 2025
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Grand-Soleil-Blue (3)

SUPER YACHT 24 ha navigato con il Grand Soleil Blue, il primo weekender/daysailer di Cantiere del Pardo. La barca è firmata da Matteo Polli, Nauta Design e NlComp, la startup italiana che ha collaborato alla sua costruzione dello scafo riciclabile. Il Blue ha una lunghezza di 9,99 metri e una larghezza massima di 3,70 metri, vista dalla banchina fa impressione, sembra molto più grande di quanto lo sia in realtà. E anche in navigazione somiglia più a un maxi che a un natante. Il Blue si aggiunge alle gamma Performance e Long Cruise diventando di fatto una terza linea, con l’idea di un mezzo facile e pronto all’uso da tenere in banchina per divertirsi nell’arco di uno o due giorni di navigazione costiera o, come nel caso del test a Malcesine, sul lago. Ma il Blue non è solo un natante o un daysailer, ma un progetto speciale che porta con sé una discreta dose d’innovazione, tanto nella costruzione quanto nella progettazione.

La barca viene definita riciclabile. Perché? Cosa la rende più e meglio riciclabile delle altre? Sono due gli aspetti principali: la progettazione e la costruzione. Partiamo da quest’ultima. Scafo e coperta sono costruiti con normali fibre di vetro, un’anima in rcyAtlas (che contiene una percentuale di materiale riciclato) e il tutto è infuso con una resina di tipo termoplastico e non termoindurente, come si usa nella costruzione tradizionale. La resina termoplastica è la Elium prodotta dall’azienda francese Arkema e al contrario della termoindurente può tornare al suo stato orginale, liquido. A fine vita lo scafo viene smantellato, fatto a pezzi e tramite un processo chimico chiamato pirolisi è possibile separare le fibre di vetro dalla resina. Mentre la resina può essere riutilizzata per costruire un’altra barca, le fibre di vetroresina, che sono state tranciate e quindi sono corte, tornano utili per costruire componenti di vario genere dalle dimensioni minori (non lo scafo, che richiede invece fibre lunghe).

La tecnologia è stata sviluppata, sperimentata e applicata da NlComp che in passato l’ha sperimentata per il suo Ecoracer 25, il prototipo da regata che per primo ha visto l’utilizzo della resina termoplastica, in quel caso accoppiata a fibre di lino, un materiale naturale più sostenibile. La resina termoplastica funziona anche con fibra di vetro e carbonio, più adatte alla costruzione di imbarcazioni dalle dimensioni maggiori. Inoltre, le caratteristiche meccaniche di questa resina hanno richiesto l’utilizzo del processo di infusione al posto della tradizionale laminazione a mano che usa il cantiere sugli altri modelli. La barca ha un dislocamento a secco di 3.500 kg, quella su cui navighiamo raggiunge i 4.200 kg (è ben accessoriata con quattro winch elettrici Harken e teak sintetico) con un surplus di peso dovuto al tipo di costruzione calcolato in circa il 5% rispetto ad un processo standard.

L’idea di un fine vita più gestibile si ritrova anche nell’approccio progettuale definito come “design for disassembly”, che consente di separare più facilmente gli accessori e i componenti dell’imbarcazione, in modo simile alle pratiche dell’industria automobilistica. Questo processo garantisce che ogni parte possa essere smontata e riciclata con il processo visto prima.

La barca monta inoltre un motore elettrico da 6 kW con trasmissione diretta pod drive di E-Propulsion con pacco batterie da 8 kW a 48V e sistema fotovoltaico Solbian con una potenza di circa 340 W integrato nella tuga, calpestabile e dotato di finitura antisdrucciolo. L’impianto ricarica non solo le batterie del motore, ma può trasferire l’energia in eccesso a quelle dedicate ai servizi di bordo. Inoltre, in navigazione grazie all’idrogenerazione il motore elettrico consente di ricaricare le batterie permettendo una ricarica minima di 250 W già a una velocità di circa 6 nodi.

Gli interni hanno un’altezza di circa 1,40 metri, non si può quindi stare in piedi ma offrono spazio per quattro persone, una cucina con ghiacciaia e un bagno. La cuccetta a V di prua può essere trasformata in zona divano grazie a una coppia di elementi poggiaschiena. Il vento sul lago di Garda è una certezza e dopo pranzo si alza l’Ora che soffia da sud toccando punte di 17/19 nodi, condizioni perfette che esaltano la carena disegnata da Matteo Polli. La barca in prova è attrezzata con albero Selden senza paterazzo e vele OneSails in 4T Forte, anche queste realizzate con materiali termoplastici: colle, resine e solventi tradizionalmente utilizzati nel processo di fabbricazione sono stati sostituiti da un processo di fusione a caldo, mentre il polimero di base è riciclabile al 100% attraverso i normali processi di smaltimento della raccolta differenziata. Il modello in prova ha una chiglia di 2,20 metri di profondità con lama in scatolato d’acciaio rivestito in vetroresina e siluro in piombo mentre è in fase di studio una versione meno profonda e leggermente più pesante. La barca è divertente e reattiva, con il gennaker fissa la velocità massima di giornata a 10,5 nodi sotto una bella raffica con il gennaker. Di bolina, a barca sbandata, si sente l’esigenza di un puntapiedi per il timoniere.

Scheda tecnica Grand Soleil Blue
Lunghezza fuori tutto 11,3 m
Lunghezza scafo 9,99 m
Larghezza max 3,70 m
Pescaggio std 2,20 m
Pescaggio ridotto 1,80 m
Dislocamento kg 3.500
Randa mq 38
Fiocco autovirante mq 26
Gennaker mq 100Certificazione CE cat C

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