In Francia proposta la messa al bando di superyacht oltre i 50 metri
La nuova legge spaventa gli armatori, con rischio concreto di fuga in Italia e Spagna
Una nuova iniziativa legislativa in Francia è destinata a sollevare un dibattito acceso sotto il profilo ambientale ed economico. Il deputato Thomas Portes, insieme ad altri membri dello schieramento di sinistra La France Insoumise (Lfi), ha presentato all’Assemblea Nazionale la proposta di legge numero 2968 che punta a colpire direttamente quello che i promotori definiscono il simbolo delle emissioni di carbonio legate al lusso, prevedendo restrizioni severe per le grandi unità da diporto.
La proposta normativa riguarda nello specifico tutte le imbarcazioni con una lunghezza complessiva pari o superiore a cinquanta metri, per le quali prevede il divieto assoluto di accesso ai porti, di ormeggio e di ancoraggio all’interno delle acque territoriali francesi, fatte salve le sole emergenze marittime. L’aspetto sanzionatorio ipotizzato è particolarmente pesante, con sanzioni pecuniarie che variano dall’uno al quindici per cento del valore stimato dell’unità, e comprendono il rischio di confisca del mezzo e l’interdizione dalle acque transalpine per un periodo che va dai cinque ai dieci anni. Inoltre, la proposta introduce requisiti di trasparenza radicale imponendo la divulgazione obbligatoria dei beneficiari economici finali e dei contratti di lavoro dell’equipaggio.
I promotori dell’iniziativa, comparsa sui social, motivano questi limiti di legge con la necessità di contrastare la disuguaglianza climatica e l’impatto ambientale causato dal consumo di carburante delle grandi imbarcazioni sottolineando l’importanza di tutelare gli ecosistemi marini del Mediterraneo, come le praterie di Posidonia, spesso danneggiate dagli ancoraggi. Altra necessità è quella di colpire l’uso di bandiere di comodo offshore per eludere il fisco.
La reazione dei professionisti e degli operatori del settore marittimo è stata immediata, evidenziando il forte rischio di danni economici per l’intera filiera nautica francese qualora la proposta venisse approvata. Molti osservatori fanno notare che la sola regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra genera un fatturato legato allo yachting pari a 2,6 miliardi di euro, cifra che sale a 6,1 miliardi su scala nazionale, sostenendo circa centomila posti di lavoro. Viene inoltre sottolineato che i superyacht rimangono in queste zone per meno di due mesi all’anno, navigando con i motori principali accesi per una media inferiore alle due ore e mezza al giorno: un dato che, secondo la filiera, renderebbe la misura del tutto sproporzionata rispetto al reale impatto ambientale.
Nel dibattito che coinvolge manager e consulenti legali del comparto c’è la convinzione che una simile legge non elimini le emissioni, ma sposti semplicemente la flotta e la relativa ricchezza verso i paesi confinanti. Spagna e Italia trarrebbero un vantaggio diretto da questa fuga di capitali, dato che gli armatori si limiterebbero a cambiare rotta verso porti più accoglienti, privando le coste francesi dell’indotto generato dalle attività di manutenzione, refit e fornitura. Non mancano inoltre i dubbi tecnici sull’applicabilità della norma a imbarcazioni dotate di moderne propulsioni ecologiche o a impatto zero che, pur rappresentando attualmente una percentuale ridottissima della flotta, aprirebbero comunque interrogativi dal lato giuridico.
Infine, tra le varie considerazioni degli addetti ai lavori, si evidenzia il limite intrinseco di un divieto basato su una soglia dimensionale rigida. L’approvazione di una simile norma, fanno notare gli esperti di architettura navale, non farebbe altro che far aumentare numericamente il mercato dei superyacht progettati per misurare esattamente 49,99 metri di lunghezza, aggirando così il vincolo dei cinquanta metri senza modificare sostanzialmente la natura e l’operatività delle unità in navigazione.
C.G.
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