The Italian Sea Group: si aprono il tavolo di crisi e la cassa integrazione
Dopo il ricorso al concordato fissato per lunedì l’incontro in Prefettura per salvare l’indotto

A soli due giorni dal deposito della domanda di concordato in bianco, il Tribunale ha dato avvio al procedimento con particolare tempestività, nominando già in data 3 luglio i commissari giudiziali – nelle persone del Prof. Avv. Niccolò Abriani, del Dott. Riccardo Forgheschi e della Dott.ssa Manuela Olastri – e dettando le ulteriori disposizioni relative allo svolgimento della procedura. Nel proprio provvedimento, il Tribunale ha rilevato che il progetto di regolazione della crisi elaborato da Tisg risulta coerentemente strutturato nella prospettiva della continuità aziendale. Alla Società è assegnato un termine di sessanta giorni, eventualmente prorogabile, per il deposito del piano definitivo e della conseguente proposta. Nelle more, l’attività aziendale prosegue regolarmente, secondo le regole proprie della procedura e sotto l’ombrello delle misure protettive già efficaci dal 1 luglio con effetti sostanzialmente equivalenti a quanto precedentemente previsto a partire dal 16 marzo 2026 in forza della Cnc.
La crisi finanziaria di The Italian Sea Group si sposta sul fronte istituzionale e sindacale. Come riportato dalle cronache de La Nazione di Massa Carrara, l’evoluzione della situazione ha portato alla richiesta di attivazione della Cassa Integrazione Guadagni e alla convocazione urgente di un tavolo di crisi già fissato per lunedì prossimo. Si tratta del primo e immediato riflesso operativo dopo la decisione del consiglio di amministrazione, presa il primo luglio, di abbandonare il percorso della composizione negoziata per richiedere la protezione del tribunale ai sensi dell’articolo 44 del Codice della crisi d’impresa.
Il coinvolgimento delle istituzioni punta a congelare l’impatto della crisi sul polo produttivo di Marina di Carrara, dove la direzione aziendale ha annunciato l’intenzione di attivare la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti diretti. Resta invece critica la posizione degli oltre 1.500 addetti delle ditte esterne in appalto, per i quali si registra il rigetto delle prime richieste di ammortizzatori sociali. In precedenza, era stato proprio il blocco delle trattative con gli armatori dei superyacht in costruzione a spingere il management di Tisg a optare per lo strumento del concordato, così da proteggere il patrimonio aziendale da eventuali azioni esecutive dei creditori. Ora la solidità operativa del cantiere resta legata alla gestione di una difficile situazione debitoria. I dati finanziari approvati dal consiglio di amministrazione e riferiti alla fine di maggio mostrano una posizione finanziaria netta del gruppo negativa per 178,7 milioni di euro, quasi interamente determinata da un indebitamento bancario di 154,6 milioni, a fronte di riserve di liquidità ridotte a 7,4 milioni. Il quadro generale è reso ancora più complesso e delicato da debiti scaduti e consolidati pari a 266,8 milioni di euro, che includono l’esposizione verso la filiera della subfornitura toscana (77,6 milioni di euro) e i debiti bancari già scaduti (42,6 milioni).
Gli istituti di credito non hanno al momento esercitato la facoltà di richiedere il rimborso immediato delle quote non ancora scadute, ma l’apertura formale dello stato di crisi e il ricorso alla cassa integrazione rendono inevitabilmente incerta la continuità dei programmi di produzione, nonché la possibilità di rispettare le scadenze di consegna delle imbarcazioni attualmente in portafoglio.
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