Nelle Marche il distretto nautico cresce più dell’Italia
Occupazione, filiera e specializzazione: i numeri che confermano il ruolo strategico della regione nel sistema nautico nazionale
Ancona – La nautica marchigiana continua a rafforzare il proprio peso all’interno dell’industria italiana delle costruzioni navali e da diporto. È quanto emerge dai dati presentati da Donato Iacobucci, docente dell’Università Politecnica delle Marche, nell’ambito del tour organizzato da Marche Yachting & Cruising (Myc), il cluster che riunisce cantieri, fornitori e operatori della filiera regionale per la stampa nautica internazionale. L’analisi fotografa un settore in forte espansione, inserito in un contesto nazionale che vede l’Italia consolidare la propria leadership europea nella costruzione di navi e imbarcazioni. Nel 2024 il comparto italiano contava 38.228 addetti, il valore più elevato dell’Unione Europea, davanti alla Francia con 37.542 e alla Germania con 23.680. Rispetto al 2021, l’occupazione italiana è cresciuta di oltre 6mila unità, Francia e Italia sono gli unici grandi Paesi europei ad aver registrato una crescita significativa e continuativa negli ultimi anni.
“L’Italia è oggi il primo Paese europeo – osserva Iacobucci – per numero di addetti nella costruzione di navi e imbarcazioni. La crescita registrata negli ultimi anni dimostra la capacità competitiva del sistema nazionale e il ruolo trainante dei segmenti a più alto valore aggiunto”.
Accanto alla dimensione occupazionale emerge anche quella economica. Il fatturato complessivo del comparto italiano ha raggiunto 13,6 miliardi di euro, davanti agli 11,6 miliardi della Francia e ai 10,8 miliardi della Germania. Ancora più significativo il dato relativo alla produttività: con 357 mila euro di fatturato per addetto, l’Italia supera la Francia, ferma a 310 mila euro, pur restando distante dai livelli dei Paesi Bassi, che raggiungono 780 mila euro per addetto grazie alla forte specializzazione in produzioni ad altissimo valore. In questo scenario le Marche occupano una posizione di primo piano. Con 3.989 addetti nel 2023, la regione rappresenta l’11,3% dell’occupazione nazionale del settore e si colloca al quarto posto in Italia dietro Liguria, Toscana e Friuli Venezia Giulia. Un risultato rilevante se si considera la dimensione territoriale della regione e la presenza di oltre 200 unità locali attive nella costruzione di navi e imbarcazioni.
Il dato più interessante riguarda però la dinamica di crescita. Negli ultimi dieci anni gli addetti del comparto in Italia sono aumentati del 50%, mentre nelle Marche l’occupazione è quasi raddoppiata. Una progressione nettamente superiore alla media nazionale, che testimonia la capacità del territorio di attrarre investimenti e consolidare competenze. “Nello stesso periodo in cui l’occupazione nazionale è cresciuta del 50% – aggiunge il docente -, nelle Marche gli addetti sono quasi raddoppiati. Si tratta di una delle performance più significative registrate a livello nazionale”.
La spiegazione risiede soprattutto nella specializzazione produttiva del distretto. Le aziende marchigiane operano prevalentemente nei segmenti dei luxury yacht tra 20 e 40 metri e dei superyacht tra 40 e 80 metri, oltre che nelle attività di manutenzione e refitting. Si tratta delle fasce di mercato che hanno mostrato i tassi di crescita più elevati negli ultimi anni e che continuano a beneficiare di una domanda internazionale sostenuta. Secondo il docente dell’Università Politecnica delle Marche, questa focalizzazione rappresenta uno dei principali punti di forza del territorio. “Le Marche sono fortemente specializzate nella produzione di yacht di lusso e grandi unità da crociera, segmenti che hanno registrato la crescita più elevata dell’intera industria navale negli ultimi anni”.
Ma il vero elemento distintivo del modello marchigiano è rappresentato dalla filiera. La costruzione di yacht e navi da crociera richiede infatti il contributo di una rete molto ampia di imprese specializzate. L’indagine condotta tra le aziende aderenti al MYC evidenzia che circa l’80% delle attività viene affidato a partner esterni. Una quota estremamente elevata che conferma il carattere reticolare del comparto. L’outsourcing riguarda soprattutto fornitori localizzati nelle Marche e nel resto d’Italia, creando un ecosistema industriale altamente integrato. Il cluster regionale comprende imprese attive nelle lavorazioni meccaniche, negli impianti, negli allestimenti, nell’arredamento, nei materiali compositi e nei servizi tecnici, generando un sistema di competenze difficilmente replicabile altrove. Non meno significativo il dato relativo ai mercati serviti dai fornitori specializzati. In media il 74% del loro fatturato deriva dalla nautica e dal comparto crocieristico, ma soltanto circa un terzo delle vendite resta all’interno della regione. Ciò significa che le aziende marchigiane non dipendono esclusivamente dai cantieri locali, ma competono con successo su scala nazionale e internazionale.
La solidità della filiera rappresenta quindi uno dei principali fattori di competitività del distretto. Un elemento che assume particolare rilevanza in una fase di crescita della domanda mondiale di yacht di grandi dimensioni e di navi da crociera. Guardando al futuro, Iacobucci individua alcune priorità strategiche: innovazione tecnologica, digitalizzazione, applicazioni dell’intelligenza artificiale, sostenibilità dei processi produttivi e formazione delle risorse umane. Temi che richiedono una collaborazione sempre più stretta tra imprese, cluster industriali, università e istituti tecnici. A questi si aggiunge una sfida di lungo periodo che riguarda direttamente il territorio: lo sviluppo delle infrastrutture dedicate alla nautica e, in particolare, dei posti barca per grandi yacht. Un passaggio considerato fondamentale per consolidare ulteriormente il ruolo delle Marche come uno dei principali poli europei della nautica di alta gamma.
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