Martino (Portosole Shipyard): “Gli oneri burocratici pesano sulla competitività”
Il direttore del cantiere basato a Sanremo analizza criticità e vantaggi del refit italiano da un osservatorio a diretto contatto con la concorrenza estera

Portosole Shipyard opera nel refit di yacht e superyacht all’interno del marina di Portosole Sanremo, dove porto e cantiere condividono la stessa area operativa per un sistema integrato di grande valore. La struttura può ospitare unità fino a 100 metri in galleggiamento e fino a 55 metri a terra, con attività che spaziano dalla carpenteria metallica alla falegnameria, fino alle lavorazioni meccaniche, elettriche ed elettroniche. Tra le infrastrutture distintive figura un impianto di alaggio ad aria compressa da 600 tonnellate e un sistema interno di depurazione. SUPER YACHT 24 ha intervistato il direttore del cantiere Emiliano Martino per approfondire strategie, investimenti e posizionamento nel refit mediterraneo.
Come sta andando il mercato?
“Direi che il mercato sta andando discretamente bene. Questo dato è confermato anche per l’andamento di Portsole Shipyard. Abbiamo commesse sfidanti, è un momento positivo e cerchiamo di portare a casa il miglior risultato”.
Guardando al sistema Italia cosa penalizza la competitività?
“La burocrazia non aiuta. In paesi a noi vicini non vengono richieste una serie di carte e procedure che non generano valore aggiunto ma sono complicazioni che potrebbero essere semplificate e che il cliente fatica a comprendere, soprattutto per noi che siamo vicini al confine. La mole di documenti fa perdere tempo e drena risorse economiche che potrebbero essere destinate ai lavori. Da parte nostra cerchiamo di compensare con trasparenza nel dialogo, flessibilità e risposta pronta per dare il massimo in termini di qualità e cura del dettaglio, anche nelle comunicazioni con il cliente. Il nostro motto è Tailored Refit Trusted Quality e ci crediamo. Puntiamo su questi elementi per ovviare a rallentamenti che non dipendono dalla nostra volontà”.
Quali elementi invece ci distinguono?
“Lo spunto principale è la qualità, che ha un valore imprescindibile nel risultato finale. Per noi la qualità, ad esempio, è anche nei ponteggi: un elemento fondamentale perché garantisce la sicurezza degli operatori. Da questo punto di vista l’Italia ha una regolamentazione stringente, per noi è importante perché negli altri paesi non sempre è così. Capita però che vi siano differenze, seppur lievi, di costi legati ad attività secondarie e propedeutiche all’attività principale, e quindi si debba spiegare e argomentare. Quando poi i clienti vedono realizzato il manufatto comprendono il perché di alcune differenze. Conquistare la fiducia con i fatti è fondamentale. La qualità e la sicurezza sono una condizione essenziale e imprescindibile”.
Avete indicazioni circa il vostro trend di crescita?
“Portosole Shipyard è una recente acquisizione di Portosole, agosto 2024, quindi la storicità sulla quale possiamo ragionare è limitata. Abbiamo completato un anno intero, il 2025, perché il 2024 era parziale e il 2026 è appena iniziato: è quindi il primo esercizio pieno su cui fare valutazioni, ed è stato positivo. Le dimensioni delle barche sono importanti e stiamo concentrando le nostre energie per incrementare ulteriormente il target di dimensione considerando che al momento possiamo ospitare in galleggiamento unità fino a 100 metri e a terra fino a 55 metri e qualcosa in più”.
La posizione all’interno di un marina incide nella gestione dei refit?
“Credo sia un’opportunità per i clienti che trovano ormeggi accoglienti in un porto tranquillo, e riparato, con servizi importanti, una città ospitale come Sanremo e, nello stesso sito, anche un cantiere in grado di offrire servizi dal più semplice al più complesso. Per la parte cantiere è importante avere un bacino di utenza e di clientela in casa, con il quale vi è un costante e continuo dialogo. Quest’anno abbiamo già un portafoglio di svariate unità che sono stanzialmente in Portosole, oltre a quelle che arrivano da fuori. E per il cliente è un’occasione anche per contenere i consumi e i costi di trasferimento”.
Come siete organizzati per l’ospitalità degli equipaggi?
“L’ospitalità all’interno di Portosole è presente grazie a una serie di locali che sono diventati negli anni il punto di riferimento degli equipaggi. Per quanto riguarda il cantiere, faremo un investimento nei prossimi mesi per allestire uno spazio dedicato agli equipaggi, una crew lounge con postazioni di lavoro e postazioni relax dove trovare accoglienza durante i lavori in barca”.
In quali lavorazioni vi sentite più competitivi?
“La fortuna di Portosole Shipyard è spaziare su molteplici competenze, a partire dalla verniciatura, per passare alla falegnameria, alla carpenteria metallica, passando per la parte meccanica, elettrica ed elettronica. In questo anno e mezzo abbiamo strutturato collaborazioni con ditte del territorio. Cerchiamo di attingere alle risorse locali, famiglie di artigiani che tramandano competenze importanti che altrimenti andrebbero perse. E questo ci consente di essere sempre il più competitivi possibile”.
Può raccontarci un lavoro particolarmente significativo?
“Sul 90 metri Benetti Kingdom 5KR abbiamo ricostruito il dritto di prua in carpenteria metallica, sostituendo le strutture e le lamiere esterne e riverniciando tutto. È stato un lavoro importante e sfidante, svolto in collaborazione con il registro, e abbiamo fatto anche un lavoro di ricostruzione storica perché, oltre alla documentazione tecnica, abbiamo lavorato con le fotografie per ridare la forma originale alla prua. È stato un lavoro lungo e complesso che ha dato soddisfazione, a noi e al cliente”.
Quali sono gli elementi chiave per la riuscita di un refit e gli errori da evitare?
“Flessibilità, trasparenza, qualità e pronta risposta per essere rapidi nel gestire le esigenze. Il punto critico è non essere onesti, provare a fare il ‘colpaccio’ anziché costruire un rapporto e un legame di fiducia. Noi desideriamo che il cliente torni per fare altri lavori perché è stato soddisfatto. Ad oggi possiamo dire che non abbiamo claim di garanzia e questo è un elemento importante”.
Come state affrontando il tema della sostenibilità?
“Abbiamo in programma una serie di interventi collegati alla crew lounge. Incrementeremo le postazioni a terra e rifaremo l’impianto elettrico per avere maggiore efficienza e quindi meno consumi. Stiamo inoltre sostituendo i macchinari di falegnameria e officina meccanica con attrezzature di ultima generazione che consentono di abbattere i consumi ed elevare gli standard qualitativi. Per lo scarico delle acque nere e grigie siamo dotati di un sistema di depurazione che permette di collegare la barca all’impianto, senza chiamare l’autospurgo e senza movimentare camion, gestendo tutto in autonomia”.
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