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“Lo yachting è una professione seria, non un reality show”

Dal primo convegno organizzato al SeaYou 2025 è emerso il punto di vista di Fabrizio Multari, general manager di San Giorgio Yachting, e del comandante Luca Mosca

di Alberto Mariotti
28 Aprile 2025
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Genova – Si è svolto al Marina Aeroporto l’edizione 2025 del SeaYou, evento dedicato a capitani, broker, equipaggi, charter, yacht e armatori. Nella prima giornata si è svolto il convegno dal titolo Navigating the truth moderato dalla comandante Kelly Gordon insieme a Emma Kate Ross, direttrice e co-fondatrice di Seas the Mind per la salute mentale a bordo. L’argomento del convegno era il confronto tra finzione, spinta dai social e reality show come Below Deck, e realtà nel mondo dello yachting. Tra i relatori (presenti anche i comandanti Glenn Shephard e Chris Andreason, Natalie Hedley Ford di Bluewater Yachtin e Anastsia Laroche di Seascope Trining) gli italiani Fabrizio Multari general manager di San Giorgio Yachting e Luca Mosca, attuale comandante del 97 metri Lürssen Carinthia VII, hanno raccontato le loro esperienze e interessanti punti di vista.

Riguardo alle differenze tra realtà e finzione, Fabrizio Multari di Sangiorgio Yachting ha detto “Non avevo mai visto questo programma ma la mia opinione, come agente, è che la vita a bordo di uno yacht non è sempre come sembra dall’esterno. Nella prima fase della mia carriera ho gestito molti equipaggi e posso dire che sono loro il vero cuore di uno yacht, il motore che fa muovere tutto a bordo. È un lavoro difficile che viene svolto dietro le quinte. La mia opinione è che spesso le persone immaginano lusso, acque cristalline e destinazioni stupende, ma spesso la verità è diversa da come appare”.

Per il comandante Luca Mosca “Il problema maggiore per noi è maneggiare le aspettative degli equipaggi, che a volte arrivano a bordo ispirati da programmi come Below Deck di cui, ammetto, non sono un grande fan. Lo yachting è un’attività seria, è una carriera e una professione seria. Non voglio dire che Below Deck abbia avuto un impatto negativo, parlare di yachting e charter è sempre positivo ed è una grande pubblicità. Ma ripeto, dobbiamo maneggiare le aspettative di chi cerca questo tipo di lavoro e si aspetta poi le stesse dinamiche di Below Deck, come ad esempio le grandi mance alla fine di ogni charter, quando in realtà per averle bisogna aspettare anche molto tempo e risolvere diversi problemi”.

Riguardo al tema della selezione degli equipaggi Fabrizio Multari ha detto che “Come agenti possiamo dire che non siamo coinvolti nella selezione, ma quello che facciamo è dare supporto dall’arrivo dello yacht fino alla sua partenza, ci occupiamo di tutto a 360° come se fossimo l’estensione del braccio del comandante, lasciando a lui solo le incombenze a bordo dello yacht. Cerchiamo di far sentire a casa l’equipaggio anche quando in realtà è molto lontano ed è concentrato e sotto pressione per rendere tutto perfetto per gli ospiti. Quando le persone sentono di essere supportate, rispettate e apprezzate svolgono un lavoro migliore e l’esperienza di bordo migliora per tutti. Ricordo un’occasione in cui abbiamo lavorato con l’equipaggio diventando un vero unico team cercando di organizzare insieme la migliore esperienza possibile per i clienti. Nella mia carriera mi sono sempre messo dalla parte dell’equipaggio, anche adesso con San Giorgo Yachting, e questo significa far vedere che non siamo solo un’agenzia che offre dei servizi, ma siamo un punto di riferimento per equipaggi e comandanti. Diamo supporto da quando lo yacht entra in Italia fino alla sua uscita, in tutto il Mediterraneo italiano e non solo dove abbiamo le nostre sedi, a Genova e Portofino. Per tutto il periodo il comandante ha un unico riferimento per ogni esigenza che lo yacht possa avere durante la stagione, il charter o una crociera”.

Sullo stesso tema Luca Mosca ha raccomandato che “Durante la selezione dei membri dell’equipaggio e nei colloqui bisogna sempre dire la verità ed essere onesti, specificare cosa possono aspettarsi e cosa no, come la possibile mancanza di giorni di riposo per la maggior parte dell’estate, turni di lavoro lunghi e lunghi periodi trascorsi all’àncora, non sulla terraferma. L’equipaggio deve essere informato, non si può mentire”.

Il discorso è poi passato al tema dell’abuso di alcol e droghe a bordo, al riguardo Luca Mosca ha sottolineato che “L’alcol è un grande problema e recentemente abbiamo visto le conseguenze del suo abuso con l’incidente al chase boat del motoryacht Loon lo scorso dicembre” mentre per Fabrizio Multari “Nel mio passato ho lavorato per le navi commerciali e mercantili e l’alcool era proibito. Nello yachting il discorso sull’alcol non è ancora molto stringente e ha differenza del settore mercantile, il comandate ha l’obbligo di gestire lo yacht in tutti i suoi aspetti e deve essere attento a indirizzare e influenzare l’equipaggio a non usare alcol, almeno durante l’operatività dello yacht”.

Proprio sulle differenze tra yachting e settore commerciale Luca Mosca ha detto che “Possiamo imparare molto dalle navi commerciali anche se gli armatori sono interessati solo a ciò che accade nel settore dello yachting ed è quindi complicato. In questo caso deve intervenire la compagnia di management, io posso parlarne all’armatore ma devo essere supportato dal management. La chiave del successo a bordo è il lavoro di gruppo, quindi penso che per rendere lo yachting un’industria migliore e più sicura dobbiamo lavorare insieme come un team: capitani, compagnie di gestione e di reclutamento, centri di formazione e discutere quali strumenti usare per centrare l’obiettivo”.

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