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Marina

Marconi (Marinedi): “Vogliamo arrivare a 25 marina entro i prossimi cinque anni”

L’ad dell’azienda leader nel mercato per lo sviluppo e la gestione di marina punta ad ampliare la sua rete e ad adeguare l’offerta seguendo i nuovi trend di mercato che vedono un aumento del charter a discapito degli armatori privati

di Alberto Mariotti
31 Ottobre 2024
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Marinedi_Renato Marconi 1


Nata nel 2013 è leader nel mercato italiano ed europeo per lo sviluppo e la gestione di marina, ed è il primo network di Marina nel Mediterraneo, con oltre 5.700 posti barca in 15 porti in Italia in continua espansione. SUPER YACHT 24 ha incontrato il suo ad Renato Marconi per fare il punto sulla situazione dei porti italiani e sui prossimi sviluppi.

Come si sta ampliando la vostra rete?

“Al momento abbiamo quindici marina, l’ultimo ad entrare nella nostra rete è stato Marina di Salina su cui abbiamo lavorato duramente per riportare l’infrastruttura a un livello qualitativo accettabile. Purtroppo era in condizioni disastrose, con impianti antincendio, elettrico e depurazione fuori uso, senza più docce né servizi igienici. Abbiamo migliorato anche l’aspetto estetico e organizzativo per trasformarla in un “marina boutique”, seppur piccola è un luogo di grande prestigio, vorremmo che diventasse la flagship del Gruppo. Oggi ha 164 posti barca con pescaggio fino a 6 metri e posti per yacht fino a 50/55 metri”.

A che punto sono i lavori?

“I lavori sono iniziati il primo gennaio 2024 e adesso abbiamo raggiunto la sua totale funzionalità. Stiamo realizzando delle migliorie estetiche che concluderemo entro l’inizio della prossima estate. Quella appena conclusa è stata la prima stagione. Stiamo lavorando all’ampliamento della stagione estiva, che prima si concentrava solo su una parte di luglio e tutto agosto, mentre vorremmo che fosse utilizzata e fruita per almeno sei mesi all’anno. Ci stiamo riuscendo anche grazie alle compagnie di charter con le quali abbiamo rapporti anche per gli altri nostri marina”.

Quanto avete investito per i lavori?

“Fino a ora circa 600 mila euro, arriveremo intorno al milione e mezzo, cifra che comprende anche l’acquisto di un immobile collegato al marina da trasformare in foresteria e in generale come luogo di eventi e aggregazione sociale grazie anche alla posizione particolarmente suggestiva. Desideriamo fare di tutto per valorizzarlo, Salina non è un posto qualunque”.

Qual è il punto di forza della rete?

“La riconoscibilità del marchio e gli standard elevati e uguali per tutti i nostri porti, parlo soprattutto di tariffe certe e senza sorprese. Questi sono i due punti forti che ci hanno permesso una crescita forte, a doppia cifra, del diportista straniero”.

Il numero di porti crescerà ancora?

“Il nostro obiettivo è raggiungere quota 25 entro i prossimi cinque anni”.

Quanti clienti avete?

“I quindici marina della rete hanno circa 6.000 posti barca e ogni anno girano nei nostri porti intorno ai 15/16mila clienti”.

Come evolveranno i porti?

“Nei prossimi dieci anni ci saranno cambiamenti sostanziali che stiamo già vedendo. Gli armatori privati saranno sempre di meno mentre aumenteranno i charter, soprattutto a motore e dei catamarani, un tipo di navigazione quindi del tutto diversa rispetto a quella del passato. Questo comporterà una frequentazione dei marina più elevata da parte delle persone: un armatore privato mediamente non naviga più di 15 giorni all’anno, al contrario una barca charterizzata rimane in giro con continuità per quattro, cinque o anche sei mesi con una conseguente presenza e impegno maggiore dei porti e di tutti i servizi, dall’ormeggio al wifi fino ai servizi igienici. Tutto dovrà essere adeguato a una crescita di 3/4 volte maggiore. Nell’arco dei prossimi dieci anni il rapporto tra barche charter e private s’invertirà, avremo un 60/70 per cento di imbarcazioni charter e un 30/40 per cento di imbarcazioni private. È un grande cambiamento ed è già in corso”.

Ai multiscafi sono riservati zone specifiche dei porti?

“No, l’ormeggio di un catamarano impegna due posti barca, quindi vengono ormeggiati vicino alle altre imbarcazioni e in periodi di alta stagione non possiamo perdere la tariffa della doppia prenotazione, mentre negli altri mesi applichiamo tariffe più elevate solo tra 1,2 a 1,7 il costo del posto barca singolo”.

Che stagione è stata quella appena conclusa? 

“È stata una stagione positiva ma con una crescita più calma rispetto alle ultime due che erano state straordinarie, alimentate principalmente dal diporto nazionale che non era andato più di tanto all’estero. Quest’anno si è invece tornati agli anni precedenti al Covid in cui molte delle imbarcazioni italiane, stiamo parlando di circa 20/30 mila unità, si sono rivolte al mercato estero. Sono arrivati gli stranieri che non sono presenti quanto lo sono gli italiani quando rimangono in Italia: ci sono più italiani che vanno all’estero che stranieri che vengono in Italia. Una dinamica che vedo legata alla sensazione di incertezza trasmessa da molti porti italiani ai diportisti stranieri”.

Questo vale anche per clienti non diportisti?

“Ritengo che in generale i porti turistici abbiano una responsabilità sociale, ovvero avvicinare il diportista al territorio retrostante e il residente del territorio retrostante al porto e al mare in generale. Questo mix è un importante valore aggiunto e cerchiamo di favorirlo con eventi, con l’apertura del porto ai residenti. I nostri porti sono aperti e ricchi di opportunità”.

Cosa invidia alle marine dei paesi limitrofi all’Italia? 

“Per quanto riguarda l’infrastruttura non invidio nulla, dopo 40 anni siamo arrivati ad avere capacità di livello analogo a quello degli altri paesi europei. Invidio solo l’approccio burocratico meno complesso, più semplificato e certo che hanno Spagna e Croazia, ad esempio”.

Secondo lei servono più posti barca?

“Su questo tema vorrei essere chiarissimo: in Italia esistono abbastanza posti barca ma dobbiamo qualificarli. Abbiamo tanti porti e approdi che versano in condizioni disastrose e non sono all’altezza delle aspettative dei turisti. Concentrerei qualunque tipo di investimento e iniziativa non alla realizzazione di nuovi porti ma alla sistemazione e all’eventuale ampliamento e completamento di quelli esistenti. Vedo uno spazio enorme di crescita dal punto di vista del numero dei posti barca anche solo mettendosi a completare quello che già esiste a livello di patrimonio infrastrutturale”.

Quali sono le sue richieste alla politica? 

“Il settore sta vivendo un momento di grande incertezza, abbiamo quindi bisogno di certezze. Chiediamo che tutte le fiscalità locali o nazionali siano uguali su tutto il territorio, dalla tassa sui rifiuti all’Imu, che riteniamo non sia una tassa dovuta riconoscendo noi già un canone concessorio. Dal punto di vista delle concessioni stiamo andando verso una definizione dello strumento necessario per il conseguimento delle concessioni demaniali, una norma che esiste già da quasi 30 anni grazie al Dpr 509 del 1997 che garantisce la presenza di una procedura di evidenza pubblica ammessa dalla comunità europea che consente a chi voglia investire nel settore della portualità turistica di sapere come fare per ottenere la concessione demaniale. Questa obbligatorietà dell’applicazione sul demanio marittimo del Dpr 509 ritengo sia il passo più importante da chiedere alla politica ma ci stiamo incamminando verso questa soluzione. Nel Piano del mare approvato lo scorso anno sotto la presidenza del ministro Nello Musumeci è stato inserito questo indirizzo e tra il 2023 e il 2024 si è fatta un po’ di strada per rendere questa norma obbligatoria”.

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