Pilli (Lusben): “Puntiamo a nuovi asset nel distretto. Livorno pronta per i giganti da 140 metri”
Il general manager analizza la saturazione dei siti produttivi e l’interesse per le aree di Carrara e La Spezia. Dall’approdo del Lürssen da 138 metri alla creazione di un network di manodopera qualificata

Mentre il comparto delle nuove costruzioni mostra segnali di stabilizzazione, il settore del refit mantiene un dinamismo crescente. Lusben, società del Gruppo Azimut Benetti specializzata in refit, riparazione e manutenzione, celebra i 70 anni di attività analizzando nuovi scenari industriali. In questa intervista, il general manager Ferdinando Pilli descrive la saturazione dei siti produttivi, l’interesse per nuovi asset strategici e l’evoluzione dei servizi logistici per l’equipaggio.
Ingegner Pilli, il mercato del refit si muove oggi in controtendenza rispetto al rallentamento del “new building”. Qual è lo stato di salute di Lusben?
“Il refit attraversa una fase di forte operatività. Notiamo un cambio di mentalità: abbiamo già contratti firmati per la prossima stagione, con una programmazione anticipata che in passato era rara. I comandanti hanno compreso che programmare è l’unico modo per garantire il valore dell’asset nel tempo. Per Lusben le prospettive sono positive, ma questo comporta una sfida logistica: nonostante gli investimenti a Livorno, il sito è prossimo alla saturazione. La necessità di nuovi spazi e nuovi fronti operativi è diventata indispensabile.”
Alcuni mesi fa la vostra attenzione era rivolta alla Costa Azzurra; conferma ancora oggi quest’area per la vostra espansione?
“Ci stiamo guardando intorno con estrema attenzione. È inevitabile osservare quanto accade nel nostro distretto: sia Carrara che La Spezia potrebbero diventare asset cruciali per supportare la nostra crescita e quella della neonata divisione “Servizi” di Azimut Benetti. Sono piazze strategiche; siamo in una fase embrionale, ma seguiamo l’evolversi della situazione per capire se si apriranno opportunità concrete. Ovviamente stiamo osservando anche altro. L’obiettivo è creare un network che unisca Varazze, Viareggio e Livorno a nuovi presidi operativi.”
Rispetto alla nuova divisione “Servizi”: non c’è il rischio che i clienti con yacht di altri brand percepiscano un rischio di trattamento diverso entrando in un cantiere legato al Gruppo?
“No, ed è proprio per questo che è stata creata una struttura distinta con focus specifico sulle imbarcazioni Benetti e Azimut. Lusben mantiene la sua indipendenza commerciale e l’identità di cantiere “multibrand”. Lo dimostrano i numeri: a Livorno il mix è 60% motor yacht e 40% sailing yacht. Tra i motori, il 40% è costituito da marchi esterni al Gruppo, come l’F100 di Crn di 33 metri, o – tra i sailing yacht – lo State of Grace di Perini Navi di 40 metri, attualmente in cantiere. La Divisione Servizi opera come un cliente di Lusben, né più né meno.”
Storicamente il mercato dei “giga-yacht” oltre i cento metri è stato un dominio di pochi poli internazionali. Lusben ha oggi la struttura per competere su questa taglia?
“I fatti confermano questa direzione, soprattutto a Livorno. Dalla prossima settimana ospiteremo l’ex Flying Fox (ora Al Adaid), un Lürssen da 138 metri: è il più grande yacht finora ormeggiato da noi. È un segnale operativo importante: siamo riusciti a inserirci in un segmento che era quasi un monopolio di Barcellona. La nave arriva per completare il refit degli interni in sinergia con Yachtline. Oltre all’importanza dei nostri investimenti in piazzali e banchine, il valore aggiunto è il contesto: l’area di Porta a Mare nel quale è inserito il cantiere, adiacente al centro della città di Livorno offre servizi e logistica che rendono la sosta funzionale per l’equipaggio, che è il vero ago della bilancia nel refit.”
Sulla gestione dei rischi e la sicurezza, specialmente nel rapporto con i subappalti, qual è la vostra procedura per garantire l’armatore?
“Il rigore dei processi interni è la base. Sono responsabile della sicurezza del sito e ogni attività è gestita congiuntamente tra cantiere e rappresentanti dell’armatore. Ma c’è un aspetto strategico ulteriore: la nostra flessibilità nell’accogliere ditte esterne, spesso suggerite dai comandanti soprattutto nel mondo sailing, è per noi un’opportunità. Una volta validati i loro standard, puntiamo a creare con loro rapporti diretti. In questo modo ampliamo il nostro network di ditte specializzate, ampliando di fatto un bacino di manodopera qualificata che oggi è sempre più raro reperire. Non “affittiamo” spazio, ma costruiamo una filiera controllata in ogni ambito, che impedisce derive sui budget e garantisce la continuità del lavoro, attingendo anche al bacino di aziende che già collaborano con Azimut Benetti per il New Building.”
In ottica tecnica, quali sono gli interventi più richiesti?
“L’upgrading tecnologico legato alla sostenibilità. Molti armatori richiedono il rifacimento degli apparati propulsivi per integrare sistemi di trattamento gas (Urea) e tecnologie a basso impatto. La sfida è volumetrica: nel refit dobbiamo compattare tecnologie progettate per il nuovo su scafi non predisposti originariamente. Sugli interni, invece, il gusto estetico prevale ancora sulla sostenibilità dei materiali. Noi agiamo come integratori di sistemi, stimolando i fornitori a studiare soluzioni specifiche per le esigenze del refit.”
Qual è la visione che accompagnerà Lusben per i prossimi anni?
“Il passaggio dal concetto di “prodotto” a quello di “servizio integrato”, mettendo l’equipaggio al centro di un ecosistema di ospitalità. Oggi Livorno è un hub dove l’attività tecnica si integra con i servizi di Porta a Mare: una riconversione delle vecchie officine del Cantiere Orlando che offre palestre, piscine, ristoranti e aree commerciali. Questo modello genera valore per l’equipaggio, per l’armatore e per la città stessa, seguendo l’intuizione del Dottor Vitelli, che già nel 2004 aveva compreso come la crescita del cantiere dovesse passare necessariamente attraverso la qualità della vita di chi lo vive ogni giorno.”.
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