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Iniziato il processo richiesto dall’equipaggio dell’Utopia IV per la collisione del 2021

La causa è intentata contro la proprietà e la società di gestione dello yacht di 63 metri che durante una crociera charter impattò violentemente contro una petroliera

di REDAZIONE SUPER YACHT 24
17 Aprile 2025
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Oltre tre anni fa, esattamente il 23 dicembre 2021, il superyacht Utopia IV – che navigava a circa quindici miglia dalle coste settentrionali di New Providence, isola dell’arcipelago delle Bahamas – entrò in collisione con la petroliera di 49 metri Tropic Breeze, causandone l’affondamento. Nonostante il violento impatto fortunatamente non ci furono vittime né feriti gravi, ma solo tre feriti lievi tra i membri dell’equipaggio del superyacht. Gli stessi, dopo circa un anno dall’accaduto, intentarono causa contro la proprietà e la società armatrice dello yacht. Il processo – è notizia di questi giorni – è stato avviato dal tribunale competente il 24 u.s..; le motivazioni risiedono nelle lesioni fisiche dei tre ricorrenti riportate a causa dell’impatto causato da presunte negligenze, inidoneità alla navigazione e carenze nella manutenzione e retribuzione, in base al Jones Act, una legge federale marittima statunitense.

Lo yacht Utopia IV al momento dell’incidente, avvenuto durante la notte, aveva a bordo sette ospiti in charter e un equipaggio composto da 12 persone. La collisione dello yacht con la petroliera fu violenta al punto da squarciare la poppa di quest’ultima determinandone l’affondamento a 2000 metri di profondità. Anche il superyacht subì significativi danni tanto da far evacuare tutte le persone a bordo. Fortunatamente l’incidente non procurò vittime e da parte degli imputati venne ammessa la responsabilità.

L’incidente, come chiarito dall’inchiesta che venne condotta al tempo dal National Transportation Safety Board (Ntsb) attribuiva la causa primaria alla mancanza di una vigilanza costante da parte degli equipaggi di entrambe le imbarcazioni. Dal rapporto di evinceva che al momento dell’impatto né il capitano dell’Utopia IV né quello della Tropic Breeze erano al timone e da ulteriori dettagli si evidenziava l’impreparazione del capo di servizio di coperta dell’Utopia IV, non qualificato per la guardia autonoma, oltre alla sua probabile distrazione dovuta a molteplici compiti simultanei; anche il radar, inspiegabilmente, pur essendo impostato su un raggio limitato di tre miglia in condizioni di visibilità ritenute buone, non aveva potuto impedire la catastrofe.

La Tropic Breeze, che navigava a una modesta velocità di cinque nodi trasportando un carico pericoloso di gasolio marino e Gpl, si trovò improvvisamente di fronte all’arrivo a ben 20 nodi dell’Utopia IV, il quale, in quanto nave in fase di sorpasso, avrebbe dovuto rispettare le regole di precedenza marittima Colreg; ma anche la Tropic Breeze non aveva mantenuto l’adeguata vigilanza richiesta dai regolamenti in atto.

Dalle telecamere a circuito chiuso dell’Utopia IV si poterono ricavare le immagini della violenza dell’impatto: persone ed oggetti venivano scaraventati; anche il capitano dello yacht, che si trovava nella sala da pranzo, venne lanciato contro una paratia. All’allarme proveniente dalla petroliera rispose uno yacht di passaggio (l’Amara) traendo in salvo tutto l’equipaggio, che l’Utopia IV non era riuscito, a causa del mare agitato, a far salire a bordo.

I danni finali della collisione riguardarono dunque circa 7,9 milioni di dollari includendo la perdita della Tropic Breeze e 156.500 galloni di gasolio marino, a cui si aggiunsero quelli del trauma e delle conseguenze fisiche per i membri degli equipaggi coinvolti.

Il procedimento legale, formalmente iniziato il 24 marzo 2025, vedrà ora una giuria chiamata a decidere se i querelanti abbiano subito danni a causa della collisione e, in caso affermativo, a quantificare l’entità delle loro lesioni per stabilire un equo risarcimento.

Il 63 metri Utopia IV, consegnato da Rossinavi nel 2018 e pluripremiato nelle varie fiere internazionali per il suo design, torna dunque al centro di una battaglia legale che riapre interrogativi sulla sicurezza della navigazione e sulla responsabilità degli armatori.

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