“Il Mediterraneo occidentale farà il pieno di super yacht nel 2026”
Mentre i cantieri di Barcellona registrano già il tutto esaurito, a migliaia di chilometri di distanza, nel Golfo Persico, i giganti del mare restano ostaggio dei conflitti

Quella del 2026 non sarà un’estate come le altre per la grande nautica di lusso poiché la geopolitica ne ha ridisegnato i confini trasformando il Mediterraneo occidentale nell’unico rifugio sicuro per armatori e charter. Secondo Sasha Romashova, corporate commercial manager di Ocean Capital Partners — operatore e investitore globale specializzato in infrastrutture portuali con oltre un miliardo di euro in asset sotto gestione, tra cui le marine di Málaga, Ibiza e Siviglia — la stagione estiva definirà una netta separazione tra le due sponde del bacino. Romashova osserva per la prima volta una migrazione forzata verso occidente che sta trasformando le banchine spagnole e francesi nel nuovo ed esclusivo rifugio sicuro per i super-yacht.
Mentre le coste della Grecia e di Cipro risentono delle crescenti tensioni legate al conflitto in Iran e dell’instabilità dei corridoi orientali, i porti di Spagna, Italia e Francia si preparano dunque a una stagione da record. Il timore, scrive gcaptain.com, non riguarda solo la logistica, ma la percezione stessa della sicurezza: un attacco di droni a Cipro o le attività missilistiche vicino alle coste turche hanno convinto armatori e clienti charter a riconsiderare i propri itinerari. A Barcellona, i cantieri di manutenzione di MB92 operano già a pieno regime, testimoniando un ritorno massiccio di imbarcazioni che, solo pochi mesi fa, molti temevano avrebbero disertato del tutto il Mediterraneo.
Ma l’affollamento verso ovest ha anche un rovescio della medaglia se guardiamo ancora più a est. Secondo Henry Smith, socio della società di intermediazione Cecil Wright, nelle acque del Golfo sono rimasti ‘intrappolati’ diversi super-yacht tra i più grandi al mondo. Tra questi figurano imbarcazioni iconiche come l’Azzam o il controverso Motor Yacht A a forma di lama — gemello del Sailing Yacht A sequestrato a Trieste e anch’esso riconducibile al miliardario russo Andrey Melnichenko. Queste navi restano ormeggiate in Medio Oriente, in una specie di esilio dorato, impossibilitate a risalire verso l’Europa a causa dei rischi legati allo Stretto di Hormuz e alla pericolosità del Mar Rosso. Per questi colossi, l’unica opzione sembra essere quella di operare come charter locali, rinunciando alla classica migrazione stagionale che li portava tra Saint-Tropez e Porto Cervo.
La nuova geografia dello yachting registra anche un cambiamento importante nelle abitudini di navigazione. Gli operatori prevedono un’estate fatta di brevi spostamenti e soste prolungate negli stessi porti per ridurre l’esposizione ai rischi regionali. Nonostante i costi del carburante rimangano un tema di discussione, per questo target di utenza il vero lusso oggi è la stabilità: come scherzano spesso i broker nei salotti di Monaco “la spesa per lo champagne a bordo continuerà probabilmente a superare quella per il gasolio”, a condizione di poter brindare in acque serene.
Nella foto in evidenza il Motor Yacht A di 119 metri di Blohm & Voss
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