Ritardi nei pagamenti e negli stipendi, stato di agitazione in The Italian Sea Group
I sindacati denunciano criticità su versamenti di Tfr, sanità integrativa e retribuzioni. Dall’azienda rassicurazione su un’imminente regolarizzazione delle pendenze

I sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil con una nota lanciano l’allarme sulla situazione lavorativa e finanziaria all’interno del cantiere The Italian Sea Group di Marina di Carrara. Al centro della questione vi sarebbero ritardi nel pagamento delle retribuzioni correnti, quote del Tfr non versate e crescenti preoccupazioni per la tenuta dell’indotto, che hanno spinto i lavoratori ad avviare lo stato di agitazione.
La notizia delle criticità è emersa inizialmente sulle pagine della testata locale Voce Apuana, che ha ripreso un comunicato sindacale congiunto in cui si manteneva il riserbo sul nome dell’azienda, definita genericamente un “primario gruppo storico della nautica di Carrara”. A confermare direttamente a SUER YACHT 24 che si tratta di The Italian Sea Group sono stati i sindacalisti Umberto Faita, segretario della Fiom Cgil locale, e Giacomo Saisi della Uilm Uil.
Faita ha spiegato che le pendenze economiche stanno interessando i circa 500 dipendenti diretti del cantiere, i quali non hanno ancora ricevuto la mensilità corrente (il cui pagamento era previsto per il giorno 10 del mese) e non percepiscono i buoni pasto da due mesi. Sul fronte del Tfr e della sanità integrativa, si registrano inoltre mancati versamenti sulle quote dei fondi personali o di categoria e sul fondo “Metasalute”, con ritardi stimati tra i 6 e i 12 mesi. A queste carenze si aggiunge lo stallo – che si protrae da oltre un anno – sulle trattative per un accordo di secondo livello, che limita la definizione di premi di risultato e strumenti di welfare aziendale.
La preoccupazione delle sigle sindacali si estende anche alle circa 1.000 imprese di piccole e medie dimensioni che operano in subappalto per il cantiere. Secondo quanto riferito dalla Fiom Cgil, i ritardi nei pagamenti verso le aziende esterne si protraggono da diversi mesi. “Tra diretti e indotto gravitano intorno al cantiere circa 1.500 persone” ha spiegato Faita. “Il mancato pagamento dei corrispettivi dovuti alle ditte esterne rischia di mettere in ginocchio un’intera filiera che lavora basandosi sui flussi di cassa continui, generando potenziali ripercussioni a cascata su tutto il territorio”. A completare il quadro, i sindacati avevano segnalato anche preoccupazioni riguardanti gli standard di sicurezza, ritenuti non pienamente adeguati alla complessità delle lavorazioni che coinvolgono personale misto interno ed esterno. I sindacati lamentano l’assenza di un tavolo di confronto ufficiale con le segreterie provinciali.
Nella giornata di ieri, i vertici aziendali hanno incontrato la Rappresentanza Sindacale Unitaria di stabilimento, fornendo rassicurazioni verbali; secondo quanto riferito da Saisi “il pagamento degli stipendi dovrà avvenire entro domani e il pagamento di tutte le pendenze entro dieci giorni”.
A fronte di questa situazione, oggi si è tenuta un’assemblea a cui hanno partecipato circa 400 lavoratori su 500, tra operai e impiegati. L’assemblea ha votato democraticamente per l’ingresso in stato di agitazione, stato che verrà revocato domani solo in caso di effettivo pagamento degli stipendi. Viceversa, se non arriveranno risposte efficaci e tangibili da parte dell’azienda, verranno decise ulteriori azioni che potrebbero tradursi, come prima mossa, nel blocco degli straordinari e della flessibilità.
Al momento da The Italian Sea Group nessun commento o dichiarazione sulla questione.
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