Bassani (fondatore Wally): “La prossima rivoluzione? Nelle ali, che siano in aria o in acqua (VIDEO)
Dagli alberi alle vele, fino a foil e piano di deriva. Luca Bassani traccia le linee evolutive del superyacht a vela nei prossimi anni: sicurezza, funzionalità e nuove soluzioni di rigging per una generazione di yacht pensati anche per ridurre i costi di manutenzione

Questo servizio è stato pubblicato in anteprima nel numero 1-2026 del supplemento Yacht Upstream disponibile a questo link
Milano – Visionario, anticipatore, spesso radicale nelle scelte progettuali: Luca Bassani continua a essere una delle voci più autorevoli quando si parla di evoluzione dei sailing yacht di grandi dimensioni. Con Wally ha imposto nuovi standard su piani velici, ergonomia dei ponti di coperta e integrazione tecnologica, aprendo la strada a un modo diverso di vivere la barca. SUPER YACHT 24 lo ha intervistato per capire le evoluzioni che plasmeranno i superyacht a vela nei prossimi anni.
Luca Bassani, guardando i prossimi dieci anni quali direttrici tecnologiche definiranno i superyacht a vela?
“Credo che nel futuro ci saranno importanti evoluzioni. Negli ultimi trent’anni, da quando esiste Wally, già si sono fatti grandi passi in avanti e quando si presentano al mercato innovazioni intelligenti che permettono al prodotto di essere più fruibile, magari di costare meno, non come investimento ma come manutenzione, alla fine si generi anche più domanda. Secondo me i campi di maggior evoluzione saranno nel piano velico inteso come rigging, cioè albero, vele e sartiame. Dalla Coppa America abbiamo visto che ormai si usano le ali, e le tecnologie di oggi permettono anche ali riducibili, indispensabili per una barca da crociera che non può tenere una vela rigida su di notte, all’ancora o in porto. Ci saranno ulteriori evoluzioni anche sui piani di deriva e in generale su tutto ciò che considerata un’ala, che siano in aria o in acqua. Negli ultimi vent’anni prima abbiamo prima visto le canting keel, poi i vari timoni di prua, timoni di poppa e i foil, di cui si parla molto”.
Vedremo i foil sulle barche a vela da crociera?
“Per ora non credo che abbiano futuro in questo campo, sia per il peso elevato delle barche rispetto alla portanza che i foil possono avere, sia per una questione di sicurezza: i foil, per funzionare bene, devono essere controllati al centesimo di secondo da un computer. Basta un piccolo blackout o un problema e ti trovi con una barca che da 20 o 30 nodi di colpo passa a zero, una situazione molto pericolosa se ti trovi all’interno e non sai cosa sta accadendo fuori”.
E riguardo i volumi interni?
“Le barche rimarranno più o meno simili, i volumi sono quelli e le proporzioni non cambieranno molto”.
Gli spazi interni si stanno cambiando per assecondare nuove esigenze?
“Stanno evolvendo per dare sempre più comfort e maggiore funzionalità, anche per chi trascorre molto tempo a bordo lavorando. All’interno dello scafo però i gradi di libertà sono pochi: larghezza e volumi sono quelli e non si possono raddoppiare. Sul ponte invece si può intervenire, e Wally ha presentato un 110 piedi che cambia questo approccio. Quindi si lavorerà molto sul ponte e sulle tughe per avere barche belle e con maggiore funzionalità”.
Ha accennato alla riduzione dei costi di manutenzione. Come si raggiunge l’obiettivo?
“L’idea di ridurre la manutenzione ce l’ho fin dall’inizio di Wally: manovre semplificate, meno vele, meno verricelli, tutto ciò che riduce la complessità riduce anche la manutenzione. È vero che oggi abbiamo sistemi idraulici ed elettronici che una volta non c’erano, ma parliamo anche di barche molto più grandi. Trent’anni fa a una barca a vela di 24 metri servivano almeno 10 persone d’equipaggio solo per issare le vele e uscire dal porto; oggi una barca di 40-50 metri mette le vele con tre persone. E come in aerei, treni e automobili, l’elettronica è la strada giusta per ridurre i costi di manutenzione”.
Quale sarà la prossima rivoluzione tecnologica che il settore ancora non vede arrivare?
“La prossima rivoluzione tecnologica sarà sul piano velico: albero, attrezzatura, sartie, e poi ancora sulle derive, timoni e foil. Non parlerei dei motori, perché una barca a vela è l’unico mezzo che va col vento e con cui puoi fare il giro del mondo in modo sostenibile. Già oggi puoi far girare l’elica, perdere un po’ di velocità e ricaricare le batterie. Aspetti che miglioreranno ancora, come sempre legati al rapporto peso-potenza, che riduce consumi e impatto ambientale”.
C’è un sogno che vuole ancora realizzare?
“Il mio grande sogno è che il mercato passi dall’attuale 90% di barche a motore e 10% di barche a vela a un 50-50. Vorrei che tutti capiscano che è meglio avere una barca a vela: l’importante non è solo arrivare, è anche navigare, e non c’è confronto in termini di sostenibilità e inquinamento. Il mio sogno è un mercato diviso metà vela e metà motore”.
I marina italiani sono pronti ad accogliere superyacht a vela sempre più grandi?
“Io credo che i marina di tutto il mondo non siano pronti: sono invecchiati rispetto alle nuove proporzioni delle barche, che oggi sono più lunghe e più larghe, e i posti costruiti 30, 40 o 50 anni fa sono troppo piccoli. In più ci siamo accorti che il concetto di marina non è così bello: i porti antichi erano dentro al villaggio, li vivevi. Le marine moderne invece sono parcheggi, noiosissimi. Bisognerà pensare a nuovi tipi di marine”.
Se oggi potessi disegnare da zero la sua nuova barca, come sarebbe?
“La mia nuova barca non sarebbe una barca sola ma una piccola flotta. È una cosa che ho imparato dall’avvocato Agnelli. Trovo inutile avere un’unica grande barca: meglio una flotta di barche più piccole. Una barca a motore dove dormire comodi, una barca a vela più divertente e sicura anche con brutto tempo, e magari una barca più piccola e veloce per i movimenti rapidi. Una flotta adatta a quello che hai voglia di fare quando hai il tempo e la possibilità”.
Su quali concetti e idee si sta concentrando in questa fase?
“Non ho mai parlato delle novità a cui sto pensando perché già mi copiano quando le presento, figuriamoci prima. E poi in questo momento sono in anno sabbatico, quindi la mia risposta – mi dispiace – non è soddisfacente”.
Foto e video @ Giuseppe Orrù
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