Weichai respinge l’Opa di Kkcg su Ferretti Group e blinda il Cda
La holding asiatica dichiara che non aderirà all’offerta di Komárek e annuncia la volontà di nominare la maggioranza del prossimo board
In vista dell’assemblea di bilancio che definirà il futuro assetto del Gruppo, il socio di maggioranza Weichai (38,2%) definisce la propria posizione rispetto ai movimenti nell’azionariato.
Ferretti International Holding, veicolo controllato dal colosso cinese, ha comunicato ufficialmente il rifiuto dell’offerta pubblica di acquisto parziale promossa da Kkcg Maritime. La holding ha ritenuto non condivisibile la proposta della società del magnate ceco Karel Komárek – che mirava a salire dal 14,5% al 29,9% con un premio del 21% (3,50 euro per azione) – e ha rilanciato sul tema del controllo.
Nella nota diffusa agli investitori, la proprietà asiatica ha esplicitato l’intenzione di nominare la maggioranza dei membri del prossimo Consiglio di Amministrazione, a garanzia della continuità gestionale. Fih ha inoltre precisato che non esclude di incrementare ulteriormente la propria quota, compatibilmente con le regole del dual listing (Milano e Hong Kong), proseguendo la strategia di arrotondamento avviata a dicembre.
L’iniziativa di Komárek, strutturata per restare appena sotto la soglia dell’Opa obbligatoria totalitaria, aveva l’obiettivo di riequilibrare i pesi in un CdA oggi composto per due terzi (6 su 9) da rappresentanti di espressione asiatica.
Il quadro azionario registra inoltre l’ingresso di un terzo investitore internazionale: Bader Nasser Al-Kharafi. L’imprenditore kuwaitiano, tramite Bnk Holding, ha rilevato il 3% del capitale, inserendosi in una struttura delle quote che vede la presenza di soci italiani rilevanti quali Piero Ferrari (4,63%), Danilo Iervolino (5,2%) e la famiglia Bombassei (2%).
Le manovre finanziarie si innestano nel delicato contesto del rinnovo della governance e del mandato dell’amministratore delegato, Alberto Galassi, previsto nel prossimo CdA che si terrà in occasione dell’approvazione dei risultati 2025. Sullo sfondo, oltre alle note divergenze strategiche tra management e proprietà, resta l’attenzione del mercato su possibili implicazioni normative legate all’esercizio dei poteri speciali da parte del Governo italiano.
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