Consegnata in Russia la nave Voyevoda sospettata di essere un nuovo gigayacht per Putin
L’unità da 7.500 tonnellate solleva dubbi tra gli analisti per il design e le dotazioni che tradiscono la natura di ‘nave ombra’ per il Cremlino

Dopo una gestazione cantieristica durata quasi un decennio, il Voyevoda ha fatto ufficialmente il suo ingresso nella flotta del Morspas, l’ente statale russo deputato al soccorso marittimo. L’arrivo di questa imponente unità costruita dalla United Shipbuilding Corporation sta facendo discutere non solo per le sue capacità operative. Identificata dal media russo it.topwar.ru come Progetto 23700 (sviluppato da Jsc Severnoye Pkb), la nave nasce, sulla carta, per supportare operazioni di salvataggio complesse, trasportare quattro tender e accogliere due elicotteri. I numeri sono imponenti: 111 metri di lunghezza, 24 di larghezza, un dislocamento di 7.500 tonnellate, una velocità massima di 22 nodi, con un’autonomia di 5.000 miglia.
Eppure, a fronte di queste specifiche “militari”, emergono dettagli che stridono con la vocazione di workboat. La nave risulta infatti dotata di ambienti ad alto comfort, tra cui otto blocchi residenziali completi di camera da letto, bagno e ufficio, oltre a una sala conferenze e aree passeggeri con servizi dedicati. Le sue stesse linee esterne sono molto diverse da quelle tipiche per questo tipo di imbarcazioni. Tutto questo alimenta il mistero della sua reale funzione.
Un’analisi pubblicata da maritime-executive.com sottolinea come il profilo della nave si discosti in modo marcato dagli standard dei mezzi di emergenza, suggerendo che dietro la classificazione ufficiale si celi in realtà un nuovo yacht a disposizione dei vertici di Mosca, forse dello stesso Vladimir Putin. A insospettire gli esperti è innanzitutto l’assenza macroscopica delle dotazioni tipiche di una nave da lavoro di queste dimensioni. Nonostante il dislocamento, superiore persino ai grandi cutter della Guardia Costiera statunitense, il Voyevoda appare sprovvisto degli strumenti fondamentali per il suo presunto ruolo: a bordo non ci sono gru per carichi pesanti, verricelli di traino o di ponti di lavoro poppieri rinforzati e sgombri.
Il confronto con altre unità recenti dello stesso ente, come la rompighiaccio Kerchenskiy Proliv, rende la differenza evidente: dove le navi da soccorso mostrano scafi rinforzati, parabordi industriali e gru massicce, sul nuovo Voyevoda c’è l’assenza di equipaggiamenti tecnici pesanti. L’estetica richiama molto più da vicino il mondo del diporto di lusso: linee esterne fluide, livrea curata e un ponte di osservazione anteriore caratterizzato da sofisticate finestrature panoramiche avvolgenti. Anche le prestazioni di 22 nodi e la grande autonomia sembrano confermare la vocazione di navetta a lungo raggio piuttosto che di pattugliatore costiero per il Baltico.
La storia della costruzione del Voyevoda, iniziata nel 2017 presso i cantieri Yantar di Kaliningrad, è stata segnata da continui rinvii che hanno spostato la consegna dal 2019 alla fine del 2025. Proprio questo lungo processo di allestimento alimenta ulteriormente le ipotesi su un suo utilizzo come asset privato “in incognito” per la presidenza russa. Non sarebbe peraltro un caso isolato: la flotta riconducibile alla sfera di Putin è stata spesso al centro delle cronache, dal rapido rientro dello yacht Graceful dalla Germania poco prima del conflitto ucraino, fino al sequestro in Italia del gigantesco Scheherazade: il 140 metri, bloccato a Marina di Carrara, ritenuto dagli inquirenti europei uno dei beni di lusso nella disponibilità dell’oligarchia russa. Con il Voyevoda, la strategia navale del Cremlino sembra continuare a muoversi sulla stessa linea.
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