Dissequestrato dietro cauzione a Viareggio lo yacht Popeye dal Tribunale di Lucca
L’organo giudiziario ha confermato la giurisdizione portoghese per il merito. Validi come prova del credito i messaggi WhatsApp in caso di contabilità di bordo carente

Il Tribunale di Lucca ha sciolto la riserva sulla vicenda del motor yacht Popeye, con la definizione del primo grado della disputa che lo vede coinvolto. L’imbarcazione, battente bandiera portoghese, era sotto sequestro nel porto di Viareggio ed è stata dissequestrata a seguito del deposito di una cauzione, permettendo all’armatore di rientrare in possesso del bene.
Come scrive Luccaindiretta.it, il comandante, cittadino francese, aveva adito il giudice italiano denunciando un licenziamento avvenuto via orale senza giusta causa e mancati pagamenti, ipotizzando inoltre la presenza di una proprietà occulta riconducibile all’Italia e chiedendo così la competenza della questione a Lucca. I giudici, si apprende dal media locale, hanno respinto questa ricostruzione; applicando le normative di diritto internazionale privato, il Tribunale ha stabilito che la discussione sul merito della controversia debba svolgersi in Portogallo, foro competente in virtù della bandiera e delle clausole contrattuali.
L’armatore ha quindi potuto riprendere possesso del suo superyacht ma, sul fronte della questione retributiva e dei rimborsi spese, l’ordinanza ha accolto le istanze del comandante ritenendo sussistente un credito di circa 45.000 euro (ridimensionato rispetto alla richiesta iniziale di 200.000) sulla base della messaggistica rilevata su WhatsApp. Il comandante ha infatti prodotto in giudizio le conversazioni avute con l’ufficio contabile per manifestare il malfunzionamento delle carte di credito aziendali e la necessità di coprire le spese vive della spedizione con fondi personali.
Il Tribunale ha attribuito alle chat il valore probatorio per ricostruire l’importo dovuto al comandante. In sostanza, pur riconoscendo il credito e il rischio, il Tribunale ha applicato l’istituto della conversione del sequestro accogliendo l’istanza della proprietà e trasferendo il vincolo che gravava sullo scafo su una somma di denaro: un bonifico di 50.000 euro versato a titolo di cauzione. Questa operazione ha liberato lo yacht, tutelando nel contempo le richieste economiche del marittimo in attesa che la giustizia portoghese si pronunci definitivamente.
Secondo le nostre ricostruzioni basate sul nome dello yacht, sulla tipologia e sulla corrispondenza dei valori emersi dalla disputa giudiziaria, il superyacht Popeye potrebbe essere un Mangusta 92 del 2004.
C.G.
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