Lascia Civitavecchia il secondo scafo di Tankoa
In cantiere altri tre scafi in lavorazione e investimenti confermati, ma l’indotto non decolla

Il polo nautico nell’area ex Privilege conferma la sua operatività, ma il rilancio industriale si scontra ancora con il nodo irrisolto dell’occupazione territoriale. È questa la fotografia che emerge dalle banchine di Civitavecchia dove, rispettando la tabella di marcia, il secondo superyacht Tankoa si appresta a concludere la prima fase della sua costruzione.
Come riportato da Trcgiornale.it, in questi giorni fervono i preparativi finali sullo scafo, attualmente sottoposto agli interventi di verniciatura (sia interna che esterna). Il programma prevede, nelle prossime settimane, il trasferimento dell’unità verso l’headquarter di Genova per l’allestimento finale e l’installazione degli apparati tecnici, replicando esattamente la complessa operazione logistica — via chiatta e rimorchiatore — che si è svolta con successo per il T450 circa cinque mesi fa.
Sotto il profilo strettamente produttivo, la scommessa avviata a fine 2023 con la concessione quadriennale dell’area al cantiere genovese sta producendo quanto promesso. Nei capannoni, oltre al secondo scafo in pre-partenza, vi sono – già in lavorazione – altri tre scafi (i cosiddetti “gusci”), con un prossimo varo tecnico ipotizzato per la primavera 2026. I volumi di lavoro, dunque, confermano la validità dell’investimento da circa 5 milioni di euro messo in campo dal cantiere per riattivare il sito.
Per quanto riguarda invece le questioni legate all’occupazione e alla formazione, e più in generale l’aspetto delle ricadute sociali sul territorio, la stampa locale evidenzia un disallineamento tra la crescita del cantiere e la forza lavoro impiegata. Secondo l’analisi della stampa cittadina, infatti, il numero di addetti residenti a Civitavecchia sarebbe ancora contenuto rispetto alla forza lavoro complessiva proveniente da altre aree geografiche. Una circostanza che, sempre secondo quanto riportato, limita di fatto l’indotto diretto in termini di consumi e benessere diffuso, riducendo quella “circolarità” economica auspicata all’inizio del progetto.
Una situazione che quindi sembra ancora distante dalla piena integrazione col territorio, ma su cui i vertici aziendali Tankoa hanno ribadito, cinque mesi fa, in occasione del trasferimento del primo scafo, una chiara presa di coscienza e volontà di intervento: “Questo primo trasferimento rappresenta un passo concreto del nostro impegno a lungo termine su Civitavecchia. Abbiamo creduto immediatamente nel potenziale di quest’area. Ora dobbiamo far crescere l’indotto, per creare qui un polo produttivo efficiente, capace di generare valore per il territorio e per l’intero settore della nautica italiana” aveva affermato Vincenzo Poerio, amministratore delegato Tankoa, confermando come obiettivo finale il creare valore condiviso: un percorso tracciato che ora attende gli strumenti necessari per essere compiuto.
A due anni dall’avvio, manca infatti all’appello il tassello strategico della formazione professionale. Nonostante la presenza di circa 120 addetti (dato di luglio 2025), non si è ancora concretizzata l’attivazione di percorsi strutturati — come le collaborazioni con gli Its Academy o scuole di specializzazione — necessari per creare in loco quelle competenze di alto profilo quali allestitori, falegnami nautici e impiantisti, che permetterebbero di completare gli yacht interamente a Civitavecchia, trasformando il sito da centro di carpenteria a polo per la cantieristica nautica autonomo.
C.G.
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