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Viaggio al centro dell’Europa per scoprire le ultime tendenze nelle vetrate per megayacht

Viaggio dentro l’azienda tedesca Tilse attiva nella lavorazione e fornitura ai cantieri del Nord Europa di superfici sempre più particolari in grado di soddisfare i desideri di privacy e di sicurezza

di RICCARDO MASNATA
19 Giugno 2024
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Inizia con questo articolo un reportage in diverse puntate di SUPER YACHT 24 sull’industria nautica tedesca, al termine di un viaggio in Germania organizzato in collaborazione con Deutsche Yachten, l’associazione di categoria nazionale.

Cantieri, fornitori e professionisti hanno accolto un selezionato gruppo di media internazionali per offrire uno spaccato della realtà di un paese di grande tradizione nautica, raccontando vicende di tante barche, aziende e persone che hanno fatto la storia dello yachting, specie quello di lusso.

 

Nennhausen (Germania) – Come prima tappa di un viaggio fra le aziende nautiche tedesche trovarsi in mezzo alle campagne del Brandeburgo, l’ex Germania dell’Est, fa un po’ effetto.

Tutto attorno prati con centinaia di mucche, evidentemente felici, al pascolo, pale eoliche a profusione, campi più o meno coltivati, casolari più o meno abbandonati: l’unificazione tedesca è avvenuta quasi 35 anni fa ma le differenze con il ricco ovest sono ancora ben visibili, e ce ne accorgeremo ancora meglio più avanti.

Eppure è proprio in questo contesto, puramente agreste, che si trova il sito produttivo di Tilse, azienda produttrice di vetri per super e megayacht con 50 anni di esperienza ad altissimo livello.

Testa (e top management) ad Amburgo, stabilimento, radici e cuore a Nennhausen, una settantina di chilometri a ovest di Berlino.

“Vogliamo essere sicuri che nessuno ci trovi, specialmente la concorrenza” ci scherza brillantemente sopra Henning von der Thusen, il managing director che insieme alla moglie Frauke dirige una realtà con 45 dipendenti fondata nel 1974 da Hans-Joachim Tilse, padre di Frauke, che l’ha guidata fino al 2018.

Sin dall’inizio la missione dell’azienda è stata quella di fornire vetri per navi, ma dal 1984 l’offerta si è allargata ai superyacht e oggi si rivolge a un segmento di mercato che va dai 50 metri in su per le barche a motore e dai 24 in su per la vela.

La lista di referenze di Tilse comprende barche celebri come Infinity, H₃, DAR e DreAMBoat (Oceanco), Viva, Alvia e Juice (Feadship), Liva (Abeking & Rasmussen) e numerosi altri produttori di barche a vela come Vitters, Baltic e Alloy.

Tutti i progetti di Tilse sono “chiavi in mano”, interamente pensati, sviluppati e installati da team interni, per tenere sotto stretto controllo un elemento, il vetro, che ha un’importanza crescente sulle barche di gamma alta ed è al centro di molte scelte degli yacht designer.

Il perché lo spiega bene von der Thusen: “Gli armatori di un certo livello vogliono superfici vetrate sempre più ampie a bordo. In passato i vetri di un megayacht servivano semplicemente a ‘vedere fuori’, per così dire. Oggi invece i clienti chiedono vetri che si sviluppano moltissimo sia in lunghezza che in altezza, anche dal pavimento al soffitto delle sale, per godere della sensazione di non avere alcuna barriera fra interno ed esterno della barca”.

Altro trend in piena evoluzione è quello dei vetri curvi, avvolgenti: “Nelle barche a vela è abbastanza comune da 30 anni ma ora la tendenza si sta affermando anche sugli yacht a motore. Interessante anche notare come questa scelta non riguardi solo i ponti che comprendono le sale per armatore e ospiti ma anche la plancia di comando”, parola di Henning.

E fin qui tutto bene, per chi i vetri li progetta e produce ‘in casa’.

Già più complicato invece combinare le esigenze di chi vuole una barca “tipo cubo dell’Apple store”, vale a dire un ambiente completamente trasparente, che richiede un vetro ‘bianco’, e chi invece preferisce evitare gli sguardi indiscreti dei vicini di banchina e sceglie invece vetri oscurati, in dark grey.

I vetri di un megayacht inoltre devono garantire sempre un altro grado di protezione solare ed evitare che gli ambienti interni si surriscaldino eccessivamente. Non un grande problema a Nennhausen, ma ad Antibes o Porto Cervo decisamente sì.

Da qui l’esigenza di dedicare attenzione massima alla trasmissione e al passaggio di calore e creare prodotti “yacht standard”, vale a dire praticamente senza difetti, rigature, delaminazioni, distorsioni ottiche. Tilse poi ci ha messo anche del suo, creando un vetro brevettato composito (“Tilse glass”), formato da due strati rinforzati chimicamente e attaccati da una speciale resina adesiva, sviluppata in proprio dall’azienda.  Chi pensava che fosse difficile fare ricerca e sviluppo su un materiale così “antico” è quindi servito.

Girando fra i capannoni di Tilse balza subito all’occhio come automazione e artigianalità convivano armonicamente, con moderni macchinari per la lavorazione e la movimentazione dei vetri che si alternano a spazi dove addetti esperti e giovanissimi li rifiniscono a mano, trasferendo conoscenze e saperi fra le generazioni, anche qui senza dispersioni.

Lungimirante anche la scelta di far parte del gruppo di lavoro dell’ISO che sviluppa standard internazionali per l’uso di vetri sugli yacht, come la normativa 11336.

I numeri danno ragione alla strategia di “sviluppo conservativo” di Tilse, che cresce ogni anno in modo organico con tassi dal 5 al 10% e continua a pescare localmente quando deve ampliare il proprio team, rafforzando il legame con un territorio che di nautico ha davvero poco.

Il vetro del Brandeburgo sui megayacht in navigazione fra Caraibi e Mediterraneo.

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