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Turchia paradiso anti-sanzioni per i super yacht degli oligarchi

Almeno 32 sarebbero le navi da diporto che hanno potuto aggirare le azioni dell’Occidente contro la Russia con il beneplacito di Erdogan

di Andrea G. Cammarata
24 Ottobre 2022
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Flying Fox in rada in Turchia

Per molti super yacht riconducibili a oligarchi russi esiste un approdo sicuro e redditizio in Mediterraneo e questo è la Turchia. In particolare si parla di Port Azure Marina, quello che è diventato un vero e proprio ‘paradiso’ per quelle unità da diporto che nel resto d’Europa sarebbero invece oggetto di sanzioni e sequestri.

La notizia è stata nei giorni scorsi oggetto di approfondimento da parte del New York Times che ha elaborato un’analisi dettagliata in cui compaiono i nomi di numerosi super yacht che hanno fatto rotta verso le acque turche, proprio a seguito della mannaia che ha colpito Mosca.

Il trasloco dei superyacht in lista nera verso un paese alleato della Nato come la Turchia, che per scelta di Erdogan non impone sanzioni alla Russia, sta di fatto vanificando gli sforzi dell’Occidente e per questo dal dipartimento del Tesoro di Washington le autorità turche sono state avvisate, sollevando preoccupazioni proprio “sui russi che usano la Turchia per evadere le sanzioni”.

La flotta dei superyacht degli oligarchi approdati nel Paese guidato da Erdogan include il Flying Fox, il superyacht che ha solcato le acque della costa meridionale nel pieno solleone di agosto. Con i suoi 446 piedi di lunghezza questo è il superyacht più grande e disponibile sul mercato per il charter e, soprattutto, genera affari per tre milioni di dollari a settimana. Tutti soldi che potenzialmente tornano nelle casse di Mosca.

Secondo quanto rivelato dal New York Times sarebbero almeno 32 i superyacht riconducibili a oligarchi russi che hanno trovato un approdo sicuro dal rischio sanzioni in Turchia. Nel mirino entrano anche le società a cui è affidata la gestione e il charter di queste navi e che quasi sempre hanno sede in paradisi fiscali. Fra queste la monegasca Imperial Yachts che, interpellata dal Times, ha negato ogni collegamento con la gestione dei superyacht migrati in acque turche.

Port Azure è una location esclusiva, include un marina dedicato esclusivamente ai megayacht, e qui i reporter del giornale statunitense in questi giorni hanno osservato almeno 13 imbarcazioni ricollegabili a oligarchi russi. Il valore complessivo di queste unità supera il miliardo di dollari.

I gioielli della nautica sono sotto gli occhi di tutti, non a caso a inizio giugno sui social un broker nautico turco pubblica le foto del Lana, una super imbarcazione che per il noleggio vale circa 1,8 milioni di dollari a settimana. Ma in rada si è visto anche il Galactica Super Nova, il cui armatore sarebbe Vagit Alekperov, ritenuto un fedelissimo di Putin.

Occhi puntati anche sul mediatore mancato della guerra, Roman Abramovich, almeno quattro yacht di sua proprietà o comunque riconducibili alla sua persona sono stati avvistati in acque turche. Fra questi c’è l’iconico Solaris, attualmente ormeggiato al Yalikavak Marina di Bodrum, ma anche l’Eclipse, sempre riconducibile ad Abramovich, che durante lo scorso mese di agosto sostava in rada nella baia di Gocek. Riempire di carburante i serbatoi dell’Eclipse nel porto di Marmaris genera un conto da 1,66 milioni di dollari al lordo delle accise che alimentano le finanze turche.

Insomma un giro d’affari milionario non solo per i marina ma anche per le casse di Ankara e Mosca gioisce. Ma se questo tipo di attività illecita per la comunità internazionale dovesse proseguire ed entrare nel mirino di Washington potrebbero cambiare molte cose. Società e armatori statunitensi non in affari con i russi potrebbero essere indotti a lasciare la Turchia; le banche occidentali che operano in loro favore, poi, potrebbero essere obbligate e interrompere i rapporti a causa del mancato rispetto delle sanzioni.

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