Porto San Rocco punta sui superyacht: “Vogliamo essere il riferimento per il Nord Adriatico”
Il direttore Stefano Sponza: “Non basta avere fondali e ormeggi adeguati: bisogna accogliere bene l’armatore, dialogare con il comandante e supportare l’equipaggio”

A Muggia, a pochi chilometri da Trieste e a ridosso dei confini con Slovenia e Croazia, Porto San Rocco si propone come uno degli approdi di riferimento per la nautica di alta gamma nel Nord Adriatico. Il marina, inserito in un complesso residenziale pedonale progettato dall’architetto Luigi Vietti, dispone di 546 ormeggi e può accogliere imbarcazioni e yacht da 8 fino a 60 metri. La posizione consente di raggiungere rapidamente le coste italiane, slovene e croate, mentre la vicinanza a Trieste amplia l’offerta di servizi, collegamenti e attività a terra.
Per le unità più grandi, il marina sta rafforzando il proprio posizionamento attraverso manutenzione delle infrastrutture, servizi per armatori ed equipaggi, rete di operatori tecnici e investimenti sulla sostenibilità. Un approccio che, secondo il direttore Stefano Sponza, deve tenere insieme capacità ricettiva, affidabilità tecnica e qualità dell’accoglienza.
Porto San Rocco è uno dei principali approdi del Nord Adriatico per yacht fino a 60 metri. Quali sono oggi i punti di forza che vi consentono di competere con altre destinazioni dell’area adriatica?
“Porto San Rocco ha una caratteristica che lo rende abbastanza unico nel Nord Adriatico: non è soltanto un marina, ma un vero borgo sul mare, inserito in un contesto architettonico e paesaggistico molto riconoscibile, a pochi minuti da Trieste e allo stesso tempo affacciato su una delle aree nautiche più strategiche dell’Alto Adriatico. Dal punto di vista tecnico possiamo accogliere imbarcazioni fino a 60 metri, con fondali importanti, un bacino naturalmente protetto, assistenza all’ormeggio, sorveglianza 24 ore su 24, servizi in banchina, distributore carburanti, parcheggi, hotel quattro stelle, ristorazione, yacht chandler, piscina, servizi per equipaggi e un sistema di accoglienza pensato sia per l’armatore privato sia per comandanti e management company.
Il nostro vero punto di forza, però, è l’equilibrio tra infrastruttura e accoglienza. Porto San Rocco non vuole essere percepito solo come un luogo dove lasciare la barca, ma come un posto dove l’armatore, l’equipaggio e gli ospiti si sentono seguiti. In questo senso il team è fondamentale: marinai, front office, manutentori, hotel, amministrazione e direzione lavorano ogni giorno con un obiettivo comune, cioè rendere l’esperienza il più possibile fluida, sicura e piacevole.
Negli ultimi anni abbiamo investito molto anche nella manutenzione delle infrastrutture, sia visibili sia non visibili. Penso, ad esempio, agli interventi sulle linee d’ormeggio, alle manutenzioni subacquee, alla cura dei pontili, alla sicurezza e al decoro generale del comprensorio. Su questi aspetti collaboriamo con fornitori tecnici qualificati, tra cui Ingemar, che per noi rappresenta un partner importante per la qualità e l’affidabilità delle strutture galleggianti e dei sistemi di ormeggio”.
La vostra posizione rappresenta un elemento distintivo. Quanto pesa questa collocazione nelle scelte degli armatori e dei comandanti che pianificano le proprie crociere?
“Pesa moltissimo. Porto San Rocco si trova in una posizione estremamente interessante perché permette di vivere tre dimensioni diverse in pochissimo spazio: Trieste, con la sua storia, la sua cultura, la ristorazione e i servizi di una città internazionale; la Slovenia, raggiungibile in pochi minuti; e la Croazia, che resta una delle destinazioni nautiche più desiderate del Mediterraneo.
Per molti armatori e comandanti il nostro marina rappresenta una base ideale: si può partire per una crociera verso l’Istria e la Dalmazia, ma anche rimanere in un contesto più tranquillo, protetto e servito rispetto a un porto urbano. Inoltre la vicinanza a Trieste è un valore enorme per chi cerca collegamenti, servizi professionali, cantieristica, fornitori, ristoranti, hotel e opportunità culturali.
Questa collocazione è particolarmente apprezzata anche da una clientela internazionale, soprattutto austriaca, tedesca, slovena e dell’Europa centrale. Per loro Porto San Rocco è facilmente raggiungibile via terra, ma offre immediatamente la sensazione di essere già in vacanza sul mare”.
Negli ultimi anni avete registrato un’evoluzione nelle caratteristiche della clientela superyacht?
“Sì, il mercato è cambiato. La clientela è diventata più esigente, più organizzata e più attenta alla qualità complessiva dell’esperienza. Non si guarda più soltanto alla disponibilità del posto barca, ma all’insieme dei servizi: assistenza rapida, sicurezza, privacy, pulizia, facilità di accesso, supporto tecnico, ristorazione, possibilità di ospitare l’armatore e gli ospiti in hotel, presenza di servizi per l’equipaggio e capacità del marina di risolvere problemi in tempi brevi.
Per quanto riguarda le grandi unità, osserviamo una maggiore attenzione alla programmazione. I comandanti e le management company pianificano con anticipo, chiedono informazioni tecniche dettagliate, disponibilità di servizi, fondali, accessibilità, fornitori locali, gestione carburante e logistica. Anche le soste sono cambiate: non si tratta solo di transiti brevi, ma sempre più spesso di permanenze legate a crociere nell’Adriatico, lavori tecnici, cambio equipaggio, preparazione della stagione o momenti di attesa prima di spostarsi verso Croazia, Venezia o Mediterraneo centrale.
È un segmento che richiede precisione, affidabilità e rapidità. Per questo stiamo lavorando per rendere Porto San Rocco sempre più strutturato anche rispetto a queste esigenze”.
Un marina dedicato ai grandi yacht deve garantire molto più di un posto barca. Quali sono oggi i servizi che armatori, comandanti e management company considerano davvero imprescindibili e come si è evoluta la vostra offerta per rispondere a queste esigenze?
“Oggi i servizi imprescindibili sono sicurezza, assistenza all’ormeggio, affidabilità delle infrastrutture, energia e acqua in banchina, gestione efficiente delle richieste, disponibilità di personale preparato, supporto per fornitori esterni, pulizia, controllo dell’area, videosorveglianza, carburante, parcheggi e servizi per equipaggio e ospiti.
A questi si aggiunge un tema spesso sottovalutato: la capacità del marina di fare da facilitatore. Un comandante non cerca soltanto una banchina, cerca un interlocutore che sappia indirizzarlo verso il tecnico giusto, il servizio giusto, il ristorante giusto, l’hotel, il transfer, il fornitore, la soluzione pratica. La qualità percepita nasce spesso da questo.
Negli ultimi anni abbiamo cercato di evolvere proprio in questa direzione. Abbiamo rafforzato l’attenzione alla manutenzione, alla pulizia, alla sicurezza e alla cura del cliente. Abbiamo introdotto un sistema di controllo e pulizia più frequente dei servizi comuni, abbiamo investito sul decoro del borgo, sulla manutenzione delle aree esterne, sull’hotel, sui servizi commerciali e sullo yacht chandler. Anche gli investimenti meno visibili, come quelli subacquei o sulle infrastrutture d’ormeggio, sono essenziali perché garantiscono serenità agli armatori. Il marina deve funzionare come una piccola macchina organizzativa: quando tutto va bene sembra semplice, ma dietro c’è un lavoro continuo del team”.
Porto San Rocco dispone di ormeggi dedicati ai maxi yacht e di fondali importanti. Dal punto di vista operativo, quali sono gli aspetti più delicati nella gestione di unità tra i 40 e i 60 metri, soprattutto durante i periodi di maggiore affluenza?
“La gestione di unità tra i 40 e i 60 metri richiede programmazione, coordinamento e attenzione ai dettagli. Gli aspetti più delicati sono sicuramente la manovra di ingresso e uscita, la gestione degli spazi, la corretta assegnazione degli ormeggi, il coordinamento con il personale di banchina, le condizioni meteo, la sicurezza delle linee d’ormeggio e la convivenza con le altre imbarcazioni presenti in marina.
Nei periodi di maggiore affluenza bisogna avere una visione complessiva del porto. Non si può ragionare solo sul singolo arrivo: bisogna considerare transiti, contratti annuali, barche già presenti, eventuali lavori tecnici, previsioni meteo, richieste degli armatori e necessità operative dell’equipaggio. Per questo è fondamentale avere personale esperto in banchina e una direzione del porto che conosca molto bene il marina. Il nostro team ha maturato negli anni una conoscenza pratica del bacino, degli ormeggi, dei venti e delle dinamiche operative. È un patrimonio importante, perché la sicurezza non dipende solo dall’infrastruttura, ma anche dall’esperienza delle persone che la gestiscono. Anche la qualità dei pontili e delle infrastrutture è determinante. In questo senso la collaborazione con realtà come Ingemar è per noi importante, perché consente di lavorare con soluzioni tecniche affidabili, pensate per durare e per rispondere alle esigenze operative di un marina moderno”.
La collaborazione con cantieri e aziende di service del territorio è sempre più importante nel segmento superyacht. Quanto conta poter offrire agli armatori un network di assistenza tecnica rapido e qualificato?
“Conta moltissimo. Per un armatore o per un comandante, sapere che il marina può contare su una rete di professionisti affidabili è un elemento decisivo. Il superyacht non cerca soltanto bellezza o posizione: cerca efficienza. Nel nostro territorio esistono competenze nautiche, tecniche e artigianali molto valide. Il compito del marina è anche quello di mettere a sistema queste competenze, facilitando il contatto tra l’equipaggio e i fornitori più adatti. Naturalmente ogni comandante ha spesso i propri service di fiducia, ma poter trovare rapidamente supporto qualificato in loco è un grande vantaggio. Porto San Rocco lavora da anni con una rete di operatori, cantieri, tecnici e aziende specializzate. Questo ci permette di offrire un contesto più completo e di rispondere meglio a esigenze che possono andare dalla piccola manutenzione alla verifica tecnica, dal supporto subacqueo alla fornitura di materiali. La velocità di risposta è oggi un fattore competitivo. Chi naviga con unità importanti ha tempi stretti, programmi complessi e aspettative elevate. Un marina deve essere in grado di comprendere queste esigenze e attivarsi rapidamente”.
Oggi un marina viene valutato anche per la qualità dell’esperienza a terra. Quanto incidono la presenza del borgo, dell’hotel, dei servizi e la vicinanza a Trieste nel rendere Porto San Rocco una destinazione e non soltanto un porto di transito?
“Incidono moltissimo. Porto San Rocco nasce come marina integrato in un borgo, e questa è una delle nostre identità più forti. L’armatore non trova solo una banchina, ma un luogo dove passeggiare, andare al ristorante, prendere un caffè, fare acquisti, ricevere ospiti, utilizzare l’hotel, usufruire della piscina e vivere il porto anche a terra.
Il fatto di avere un hotel quattro stelle all’interno del comprensorio è un plus importante, soprattutto per armatori, ospiti, famiglie, equipaggi, tecnici o persone che raggiungono la barca per alcuni giorni. Negli ultimi anni abbiamo investito nel rinnovo dell’hotel e dei suoi servizi, consapevoli che chi vive principalmente la barca magari non percepisce sempre direttamente questi interventi, ma l’hotel contribuisce in modo importante alla qualità complessiva dell’offerta.
Anche lo yacht chandler è un elemento molto apprezzato, perché consente di trovare rapidamente prodotti, accessori e materiali utili senza dover uscire dal marina. A questo si aggiungono i ristoranti, il Marina Café, i parcheggi, gli spazi comuni e la vicinanza a Trieste. Noi vogliamo che Porto San Rocco sia percepito come una destinazione: un luogo dove si sta bene, dove si torna volentieri e dove il rapporto con il cliente non è soltanto tecnico, ma anche umano.
Sul fronte della sostenibilità e della gestione ambientale, quali interventi avete già introdotto e quali saranno le prossime priorità per mantenere elevati gli standard richiesti dal mercato internazionale?
“La sostenibilità per un marina non è uno slogan, ma una responsabilità quotidiana. Gestire un porto turistico significa operare in un ambiente delicato, dove ogni scelta ha un impatto sulla qualità dell’acqua, sulla sicurezza, sulla gestione dei rifiuti e sulla percezione complessiva del luogo.
A Porto San Rocco lavoriamo da tempo su diversi aspetti: raccolta e gestione dei rifiuti, servizi per oli esausti, batterie e materiali speciali, pulizia dello specchio acqueo, attenzione alle manutenzioni, controllo delle aree comuni, sensibilizzazione degli utenti e gestione ordinata delle attività in banchina. Negli ultimi anni abbiamo inoltre avviato importanti investimenti sul fronte dell’energia rinnovabile, in particolare attraverso impianti fotovoltaici, con l’obiettivo di aumentare progressivamente l’autoproduzione energetica e ridurre l’impatto ambientale complessivo della struttura. Per un marina delle nostre dimensioni, il tema dell’efficienza energetica è sempre più centrale, sia per ragioni ambientali sia per garantire una gestione più moderna e sostenibile dei servizi.
Un tema importante è anche quello della manutenzione preventiva. Intervenire correttamente sulle infrastrutture, sui sistemi di ormeggio, sui pontili e sulle aree tecniche significa ridurre rischi, emergenze e impatti. Anche in questo caso i partner tecnici hanno un ruolo rilevante: lavorare con fornitori qualificati, come Ingemar per le infrastrutture galleggianti, significa puntare su soluzioni più affidabili, durevoli e coerenti con una gestione responsabile del marina.
Le prossime priorità riguarderanno il continuo miglioramento della gestione ambientale, l’efficienza energetica, l’ulteriore valorizzazione degli investimenti in energia rinnovabile, la qualità delle aree comuni, la digitalizzazione dei processi, la sensibilizzazione degli armatori e la progressiva evoluzione dei servizi in linea con gli standard richiesti dal mercato internazionale£.
Come vede l’evoluzione di quest’area nei prossimi cinque-dieci anni e quale ruolo intende giocare Porto San Rocco?
“Credo che il Nord Adriatico abbia un potenziale enorme. Per molti anni una parte della grande nautica ha guardato soprattutto al Mediterraneo occidentale o ad alcune aree più tradizionali. Oggi invece l’Adriatico sta crescendo, perché offre destinazioni straordinarie, grande varietà di coste, città d’arte, natura, cultura, sicurezza e una posizione strategica per l’Europa centrale. Il Nord Adriatico, in particolare, può diventare un’area sempre più interessante per yacht e superyacht perché unisce Italia, Slovenia e Croazia in uno spazio molto compatto e molto ricco. Da Porto San Rocco si può raggiungere rapidamente Trieste, Venezia, l’Istria, la Dalmazia e molte altre destinazioni. È un punto di partenza naturale per crociere molto diverse tra loro.
Il ruolo di Porto San Rocco deve essere quello di marina di riferimento per chi cerca un approdo sicuro, elegante, ben organizzato e con una forte identità territoriale. Non vogliamo competere solo sul prezzo o sul singolo servizio, ma sulla qualità complessiva dell’esperienza. Nei prossimi anni credo che vinceranno i marina capaci di unire infrastrutture, servizi, territorio, professionalità e sostenibilità. Porto San Rocco vuole essere tra questi”.
Quali sono i principali investimenti o progetti sui quali state lavorando per rafforzare ulteriormente il posizionamento del marina nel segmento dei superyacht?
“Il nostro lavoro si muove su più livelli. Da un lato ci sono gli investimenti infrastrutturali e manutentivi: pontili, sistemi d’ormeggio, manutenzioni subacquee, sicurezza, illuminazione, controllo delle aree, servizi tecnici e qualità delle banchine. Sono interventi spesso poco visibili, ma essenziali per un marina che vuole essere affidabile, soprattutto nei confronti di unità importanti.
Dall’altro lato ci sono gli investimenti sull’esperienza del cliente: decoro del borgo, pulizia, aree verdi, fiori, decorazioni, servizi comuni, hotel, ristorazione, yacht chandler, accoglienza, comunicazione e formazione del personale. La qualità di un marina oggi si misura anche da questi dettagli. Stiamo inoltre facendo valutazioni su alcune aree specifiche, tra cui la piscina e gli spazi a servizio degli ospiti, perché vogliamo continuare a migliorare la fruibilità del comprensorio.
Per il segmento superyacht, l’obiettivo è rafforzare progressivamente tre aspetti: infrastruttura tecnica, capacità di assistenza e qualità dell’esperienza a terra. Non basta avere fondali e ormeggi adeguati: bisogna essere in grado di accogliere bene l’armatore, dialogare con il comandante, supportare l’equipaggio e far percepire Porto San Rocco come una base affidabile e piacevole.
In questo percorso continueremo a lavorare con partner qualificati. Ingemar, ad esempio, è un riferimento importante per noi sul fronte delle infrastrutture galleggianti: la qualità dei pontili e dei sistemi tecnici non è un dettaglio, ma una parte centrale dell’esperienza e della sicurezza di un marina moderno”.
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