Entry/Exit System: torna il problema timbri che blocca la nautica professionale
Confindustria Genova e Genova for Yachting chiedono il ripristino delle prassi precedenti per evitare che gli equipaggi non possano permanere a lungo nei porti nazionali

L’industria della nautica professionale italiana si trova a dovere nuovamente affrontare una questione burocratica che sta mettendo a rischio la propria competitività. Secondo quanto segnala Confindustria Genova il centro del problema è il nuovo sistema digitale di controllo delle frontiere, denominato Entry/Exit System (Ees), entrato in funzione il 10 aprile scorso. Nonostante la regola che l’innovazione tecnologica non debba alterare la sostanza delle norme vigenti, le circolari emesse recentemente da alcune Polizie di Frontiera, tra cui quelle di Genova, Savona e Livorno, hanno introdotto una modifica nelle procedure di registrazione dei marittimi stranieri che ha creato forti preoccupazioni tra gli operatori del settore.
Il problema principale, spiegano Confindustria Genova e Genova For Yachting in una nota congiunta, risiede nella ‘stampigliatura’ dei documenti per i marittimi extra-Ue. La consuetudine voleva che, per garantire la continuità operativa dei grandi yacht che stazionano nei porti italiani per lunghi periodi di manutenzione o per attività di charter, fosse prevista una prassi consolidata. I marittimi che entravano in Italia via terra o aerea potevano registrare l’uscita dal territorio nazionale nel momento stesso dell’imbarco sulla propria nave, interrompendo così il decorso dei 90 giorni di permanenza massima previsti per i cittadini extra-Ue sprovvisti di titoli di soggiorno. Questa procedura permetteva di equiparare questi professionisti ai colleghi giunti direttamente via mare, per i quali il Codice Schengen prevede l’esenzione dalle verifiche di frontiera durante la permanenza a bordo.
Attualmente invece, il nuovo indirizzo interpretativo sposta il momento della registrazione di uscita non più al momento dell’imbarco, ma solo all’effettiva partenza della nave verso acque extra-territoriali, ignorando così le dinamiche del mercato dei ‘grandi yacht’, unità sopra i 30 metri che spesso rimangono ormeggiate negli hub italiani per soste tecniche o lavori di refit che durano dai sei agli otto mesi. Con le nuove regole, gli equipaggi sarebbero costretti ad abbandonare la nave e il territorio italiano dopo appena tre mesi, e diverrebbe impossibile per i comandanti gestire l’operatività e la sicurezza delle imbarcazioni.
Un tentativo simile era già stato messo in atto a luglio 2021, per poi essere abbandonato nel settembre 2023 a seguito di un intervento del Ministero degli Interni che ne aveva rilevato l’evidente incongruenza con il Codice delle Frontiere Schengen. Il ritorno a questa prassi sembra quindi oggi ancora più ingiustificato, dato che le normative europee che hanno introdotto l’Ees escludono esplicitamente i marittimi dal suo ambito di applicazione. Inoltre, i principali competitor dell’Italia nel Mediterraneo, come Francia e Spagna, non sembrano intenzionati ad assumere una posizione così restrittiva, mettendo il Paese in una condizione di svantaggio competitivo.
Le conseguenze economiche di questo irrigidimento burocratico sono allarmanti. Solo per la provincia del capoluogo ligure, dove l’indotto della nautica professionale supera i 700 milioni di euro annui, la perdita potenziale è stimata in oltre il 40% della clientela. Gli armatori internazionali, di fronte all’impossibilità di gestire la rotazione degli equipaggi, vengono indotti a dirottare le proprie navi verso altri Paesi, con un danno enorme per l’economia e l’occupazione nazionale. In un settore dove l’Italia non teme la concorrenza tecnologica, conclude la nota congiunta, è, paradossalmente, un’errata interpretazione amministrativa a rischiare di mettere in crisi una delle eccellenze del nostro artigianato industriale.
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