Incidente a Rijeka per uno storico gigayacht durante la conversione museale
Danni allo scafo per l’iconico 117 metri costruito da Ansaldo nel 1938. Nessun ferito e stabilità intatta per la nave che sopravvisse a siluri e affondamenti

Una nave cargo alla deriva ha urtato una delle unità più affascinanti della storia navale del XX secolo: il Galeb. Il gigayacht di 117 metri, attualmente ormeggiato nel porto di Rijeka (Fiume), Croazia, è stato colpito mentre si trovava nella fase finale di una complessa conversione in nave-museo.
Secondo quanto riportato da maritime-executive.com, la collisione non ha causato feriti né sversamenti in mare, ma ha provocato danni significativi allo scafo, aprendo una falla sulla murata di sinistra, verso prua; fortunatamente, la penetrazione è avvenuta al di sopra della linea di galleggiamento, non compromettendo la stabilità o il galleggiamento dell’unità.
L’incidente rischia di rallentare un progetto di restauro già complesso. La Città di Rijeka, proprietaria della nave, insieme ai partner del progetto, ha investito circa 14 milioni di dollari per il restauro integrale e l’allestimento museale, prevedendo l’inaugurazione entro la fine dell’anno. Le prime perizie tecniche riportate dalla stampa croata novilist.hr stimano i danni alla carpenteria in circa 182.000 euro, cifra per la quale l’amministrazione cittadina chiederà il risarcimento assicurativo.
Il danno per il Galeb, per quanto significativo, è da ritenersi comunque di poco conto, se confrontato con quelli drammatici avuti nel corso della sua vita, come racconta nel suo sito il Museo della città di Fiume.
Costruita nel 1938 presso i cantieri Ansaldo di Genova Sestri con il nome di Ramb III, l’unità nacque come bananiera veloce per la Regia Azienda Monopolio Banane. Dotata di potenti motori diesel Fiat, come le gemelle I,II e IV, era progettata per il trasporto rapido dall’Africa Orientale Italiana, ma con l’avvento della seconda guerra mondiale, fu convertita in incrociatore ausiliario per la Regia Marina, entrando nella leggenda nel 1941. Silurata a prua dal sommergibile britannico Hms Triumph nel porto di Bengasi, fu salvata grazie a un’impresa di marineria straordinaria: il comandante riuscì a governare la nave in retromarcia per 900 miglia, dalla Libia alla Sicilia, fino a raggiungere i cantieri di Trieste per le riparazioni.
La sua “seconda vita” fu sotto bandiera tedesca come posamine Kiebitz (posò oltre 5.000 ordigni in Adriatico), concludendosi con l’affondamento per mano dei bombardieri alleati nel 1944 proprio a Fiume, dove rimase per quattro anni a una profondità di 22 metri.
Nel 1948, la società Brodospas, con un miracolo ingegneristico per il tempo, la riportò a galla con l’uso di cilindri pneumatici. Fu ricostruita a Pola per esigenze della Marina jugoslava, rinascendo come Galeb, ovvero ‘Gabbiano’.
Nella sua “terza vita”, dal 1952, divenne lo yacht presidenziale del Maresciallo Tito e palcoscenico galleggiante della Guerra Fredda. A bordo accolse leader come Nehru, Nasser, Krusciov, Gheddafi, Indira Gandhi, ed anche l’imperatore Haile Selassie, il sovrano delle terre etiopi per cui la nave era stata originariamente costruita come mercantile.
Dopo il disarmo, l’abbandono in Montenegro e il fallimento del tentativo di restauro da parte dell’armatore greco John Paul Papanicolaou (già proprietario del Christina O), il Galeb è stato salvato dalla Città di Rijeka.
Il progetto attuale, iniziato nel 2019, vuole restituire al pubblico 4.500 mq di storia. L’obiettivo è preservare l’80% come percorso museale permanente per il racconto della biografia tecnica e politica della nave attraverso oggetti, foto e filmati d’archivio, permettendo ai visitatori di camminare tra le cabine Vip e i saloni originali, restaurati nel loro splendore di metà secolo.
C.G.
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foto: Galed – Museo Città Rijeka




