“Vogliamo i superyacht tutto l’anno”: gli incentivi della Gallura per industrie e comandanti
Cipnes Gallura lavora per attrarre investimenti industriali legati allo yachting, sviluppare competenze locali e trasformare il passaggio dei superyacht in valore stabile per il territorio. Intervista al presidente Livio Fideli
Düsseldorf (Germania) – “Non vogliamo solo lo scafo, ma tutta la filiera nautica in Sardegna”. Dal boot Düsseldorf è chiaro il messaggio di Livio Fideli, presidente di Cipnes Gallura, il Consorzio industriale provinciale Nord Est Sardegna. Gestisce aree produttive, infrastrutture e servizi per le imprese, con un ruolo attivo nell’attrazione di investimenti e nello sviluppo industriale del territorio. Negli ultimi anni ha avviato un percorso mirato sulla nautica e sullo yachting, con l’obiettivo di costruire una filiera completa, dalla produzione ai servizi.
Dopo una stagione estiva che ha registrato in Costa Smeralda la presenza di oltre 3mila superyacht, l’ente ora vuole rendere il territorio attrattivo anche dal punto di vista industriale, convincendo anche i comandanti e le loro famiglie a svernare in Sardegna, magari mentre il loro yacht è in cantiere per i lavori di rimessaggio invernale o refit.
Presidente Fideli, la Sardegna è un brand turistico fortissimo. Ora puntate sull’industria nautica. A che punto siete e dove volete arrivare?
“Noi in Sardegna abbiamo già industrie che si occupano di nautica, ma il nostro obiettivo è portare anche grandi player industriali. Non ci interessa avere solo lo scafo. Vogliamo tutta la filiera: artigiani, fornitori, servizi, competenze. Questo significa creare lavoro stabile e permettere alle persone di restare nella loro terra. Dal punto di vista pratico stiamo lavorando molto per attrarre investitori e aiutarli nelle fasi concrete di insediamento”.
In che modo il Cipnes supporta le aziende che vogliono insediarsi?
“Il nostro ruolo è accompagnare l’impresa. Le aiutiamo a orientarsi tra le agevolazioni disponibili e oggi uno strumento chiave è la Zes unica. Consente di superare molti passaggi burocratici. In un mese o un mese e mezzo si può arrivare all’autorizzazione, tempi impensabili fino a poco tempo fa. Questo rende la Sardegna molto più competitiva”.
Uno dei temi centrali è quello delle competenze. Come state lavorando sulla formazione?
“Abbiamo avviato a Olbia il corso di Ingegneria nautica e stiamo lavorando su master di specializzazione. Ma soprattutto stiamo costruendo percorsi su misura con le aziende, usando anche fondi regionali. Chiediamo alle imprese di dirci di quale figura hanno bisogno. Selezioniamo la persona e la formiamo in parte in azienda e in parte in università. La prima domanda che ci fanno è sempre la stessa: dove troviamo il personale. Noi stiamo cercando di dare una risposta concreta”.
Questo approccio serve anche a trattenere le aziende nel tempo?
“Esattamente. Un’azienda resta se trova operatori qualificati. Senza persone formate, l’investimento non è stabile. Per questo lavoriamo su più fronti, ma con un obiettivo chiaro: creare le basi perché l’impresa resti e cresca qui”.
Parliamo di internazionalizzazione. Quali mercati guardano alla Gallura e alla nautica sarda?
“Oggi l’export del territorio vale circa 26 milioni di euro, ma può crescere. Siamo forti soprattutto sui tender, con realtà come Novamarine. Germania, Francia e Stati Uniti sono mercati fondamentali. La Germania, in particolare, genera valori molto importanti legati allo yachting”.
In estate la Sardegna è stata attraversata da oltre 3.000 superyacht. Che valore ha questo dato?
“È un dato enorme. La sola presenza tedesca contava circa 20 yacht, con un indotto stimato di 600 milioni di euro. Ogni yacht genera circa un milione di euro al giorno di spesa tra equipaggi, stipendi, approvvigionamenti e servizi. Non tutto resta sul territorio, ma il passaggio di 3mila yacht dimostra che siamo una destinazione fortemente attrattiva”.
Il rischio è che resti solo un passaggio?
“Sì, ed è proprio quello che vogliamo evitare. Questa presenza va gestita e indirizzata. Se diventa caos, porta poco valore. Se invece è governata dalle istituzioni, può diventare sviluppo stabile. Bisogna capire cosa manca e intervenire lì, senza creare doppioni”.
Dal punto di vista dei comandanti e degli equipaggi, cosa manca oggi per favorire la sosta e lo svernamento?
“Mancano servizi e alloggi. Un comandante oggi vive meglio a Genova o Barcellona. Noi vogliamo creare le condizioni per restare: infrastrutture, aeroporto, porto, qualità della vita. Il territorio è attrattivo, il clima aiuta, ma servono soluzioni concrete per vivere tutto l’anno”.
E sul fronte delle infrastrutture tecniche per i grandi yacht?
“Servono bacini adeguati a yacht di grande metratura. Su questo stiamo lavorando. Un cantiere è partito, ma è un percorso lungo. Le idee però sono chiare. Abbiamo individuato un punto di arrivo e vogliamo arrivarci passo dopo passo”.
In sintesi, qual è la visione del Cipnes Gallura per lo yachting?
“Trasformare una grande presenza stagionale in un sistema industriale stabile. Non solo turismo, ma produzione, servizi, lavoro e competenze. È una sfida complessa, ma è l’unica strada per creare valore vero per il territorio”.
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