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ESCLUSIVA

Cecchini: “Cantiere delle Marche raddoppia e guarda agli Usa”

Intervista al fondatore e amministratore delegato del cantiere che ha appena approvato un business plan 2022-25 con una forte crescita del valore atteso della produzione

di Riccardo Masnata
2 Febbraio 2022
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Un 2021 più che solido, anche superiore alle previsioni, e un futuro molto promettente, in linea con un business plan quadriennale che dovrebbe portare al raddoppio del valore della produzione attuale. Alla base di tutto un portafoglio ordini al completo per consegne fino al 2025, utile sia a dormire sonni tranquilli che, soprattutto, a pianificare lo sviluppo con ragionata serenità.

Numeri e piani a medio e lungo termine di Cantiere delle Marche, brand di Ancona specializzato nella realizzazione di explorer yacht, li rivela a SUPER YACHT 24 l’amministratore delegato Ennio Cecchini in questa intervista esclusiva concessa subito dopo un consiglio d’amministrazione particolarmente importante.

Cosa è stato deciso in questo Consiglio?

“Il Cda ha approvato il business plan 2022-2025, che segnerà un periodo di forte crescita per noi: dai 33,2 milioni di euro di valore della produzione con cui abbiamo chiuso il 2021 passeremo infatti ai 60 di quest’anno, per salire progressivamente fino ai 70 milioni del 2025. In pratica verrà più che raddoppiato il numero attuale.”

Da dove proviene tutto questo ottimismo?

“Dal fatto che ‘in pancia’ abbiamo ordini già firmati per 174 milioni di euro, che significano lavoro garantito per il cantiere per i prossimi anni. Ci siamo messi definitivamente alle spalle l’anno del lockdown, che per noi ha significato tre mesi di fermo totale e poi una ripartenza lenta, troppo lenta direi. Non aver potuto incontrare di persona i clienti e far vedere loro le barche per un periodo lungo è stato un grande ostacolo per un business come il nostro, per fortuna ne siamo usciti e all’ultimo salone di Cannes abbiamo avuto un ottimo riscontro commerciale.”

Come avete gestito quel periodo così critico?

“Innanzitutto ci tengo a dire che non abbiamo fatto neanche un’ora di cassa integrazione e per noi la cura e la soddisfazione di dipendenti e fornitori è un elemento fondamentale. Poi abbiamo guardato ad altri mercati, aprendo per esempio un ufficio in Australia che ci ha aiutato molto. Per la nostra clientela, che cerca gli explorer yacht, una ‘base’ come l’Australia è un supporto notevole dal punto di vista logistico.”

Da dove arrivano gli armatori di Cantiere delle Marche?

“Abbiamo una clientela davvero globale, da Stati Uniti, Messico e America Latina, Far East e Russia, ma le nostre barche hanno un ottimo successo anche in Gran Bretagna e Germania. Al mercato americano guardiamo con attenzione, soprattutto alla West Coast, perché in Florida e in generale sulla costa atlantica siamo già conosciuti.”

Prevedete di ampliare il range di produzione?

“Per ora no, alla gamma di explorer, che da sempre ci distingue e resta il nostro nucleo principale delle nostra offerta, abbiamo aggiunto la linea RJ che è un po’ più ‘yacht’ in senso tradizionale ma che degli explorer mantiene lo spirito. Ci concentriamo su barche prodotte in acciaio e lega leggera semi custom altamente personalizzabili e explorer yacht interamente custom/one-off, full displacement, di lunghezza media attorno ai 43-44 metri, oltre non ci interessa andare. La nostra produzione annuale sarà di 4-5 barche all’anno, puntiamo sulla qualità, non vogliamo disperdere le energie su troppi modelli: attualmente ad Ancona abbiamo sette yacht in costruzione e due in acqua da poco, va bene così.”

Per realizzarle su quali investimenti avete puntato?

“A fine marzo termineranno i lavori di un nuovo capannone da 2.500 mq che ci permetterà di costruire fino a due barche insieme da 47-48 metri. In parallelo cresceremo anche come personale: oggi abbiamo una quarantina di addetti diretti che saliranno a circa cinquanta entro la fine dell’anno: ci servono soprattutto project manager, che seguano il processo di realizzazione di una barca insieme al cliente praticamente dall’inizio alla fine, e disegnatori. L’età media dei dipendenti poi è molto bassa, altro elemento che ci fa guardare con ottimismo al futuro.”

Lei è stato il fondatore del cantiere, una realtà nata solo nel 2010: avete raggiunto gli obiettivi che vi eravate prefissi?

“Io sono di Fano e le mie esperienze passate nella cantieristica come imprenditore sono state molto varie, dai pescherecci alle navi gasiere: con Cantiere delle Marche volevamo creare una realtà che raccogliesse le eccellenze di un territorio, quello che va da Ancona a Pesaro, molto ricco di competenze in ambito nautico e cantieristico ma anche artigianali: penso a falegnami, mobilieri, ecc. Noi lavoriamo con gli stessi fornitori, che ci garantiscono la qualità che cerchiamo, da moltissimo tempo e quando è stato necessario li abbiamo sostenuti anche finanziariamente.”

Ancona oggi, anche grazie ad altre realtà produttive come CRN e Palumbo/Isa, è diventato un polo importante per i megayacht in Italia?

“Sicuramente siamo all’altezza di quello di Viareggio, pur non avendone le dimensioni. Come Cantiere della Marche abbiamo messo insieme un network di fornitori e aziende di alto livello, di cui ci fidiamo completamente. Vogliamo andare avanti così insieme a loro: squadra che vince non si cambia.”

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