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All’ancora sulla posidonia: 90mila euro di multa e 3 anni di stop in Francia

Il comandante del m/y Laurie I (37 metri) condannato dal Tribunale marittimo di Marsiglia per un ancoraggio vietato a Cap Corse

di Giuseppe Orrù
17 Agosto 2026
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Novantamila euro di multa e tre anni di interdizione dalla navigazione nelle acque francesi. È la condanna inflitta in primo grado al comandante del Laurie I, yacht di 37 metri battente bandiera maltese, per un ancoraggio effettuato in un’area vietata del Parco naturale marino di Cap Corse e dell’Agriate. A riferirlo è lo stesso Parco, che ha ricostruito la vicenda in una comunicazione dedicata alle più recenti decisioni giudiziarie sulla tutela della Posidonia oceanica.

Il caso risale al luglio 2025. Il Laurie I venne individuato all’ancora in una zona dove, per le unità di lunghezza superiore a 24 metri, l’ancoraggio è vietato in presenza di praterie di posidonia. Il controllo fu effettuato dagli agenti dell’Office français de la biodiversité, l’organismo francese incaricato anche della vigilanza ambientale. Gli ispettori accertarono la posizione dello yacht e trasmisero il verbale alla magistratura, dando origine al procedimento concluso con la sentenza del Tribunale marittimo di Marsiglia.

La cifra della sanzione rende il caso particolarmente rilevante. Non si tratta infatti di una semplice multa amministrativa: oltre ai 90mila euro, infatti, il comandante è stato colpito da un provvedimento che gli impedisce di navigare nelle acque francesi per tre anni. La decisione è di primo grado e potrà quindi essere impugnata.

La Francia ha introdotto negli ultimi anni una disciplina sempre più articolata sull’ancoraggio delle grandi unità, soprattutto nelle aree caratterizzate dalla presenza della posidonia. Nel Parco di Cap Corse e dell’Agriate il divieto riguarda gli yacht di almeno 24 metri che intendano ancorare sopra le praterie protette. I dati raccolti a Cap Corse mostrano che le regole stanno modificando il comportamento della grande nautica. Tra il 2019 e il 2025 la quota degli ancoraggi effettuati da superyacht sulle praterie di posidonia è scesa dal 35% al 6%. Nello stesso periodo, tuttavia, la presenza dei grandi yacht nell’area è aumentata. La diminuzione degli ancoraggi sulle praterie non è quindi legata a un calo della frequentazione, ma a un cambiamento nelle modalità di utilizzo delle aree costiere, con una maggiore propensione a navigare o a fare ricorso ai porti.

Il confronto con le unità sotto i 24 metri è significativo. Nel 2025 il 15% degli ancoraggi monitorati per questa categoria è stato rilevato sulle praterie di posidonia, una percentuale più che doppia rispetto a quella della grande nautica. Il Parco segnala inoltre una forte crescita degli ancoraggi registrati attraverso il sistema di monitoraggio Donia utilizzato nell’area, aumentati di circa 20 volte tra il 2019 e il 2024.

La condanna del Laurie I arriva a poche settimane da un’altra sentenza che riguarda direttamente il rapporto tra superyacht e tutela della posidonia. Il 1° luglio 2026 la Corte d’appello di Aix-en-Provence ha esaminato il caso del Saharet of Tyre, yacht di 33 metri coinvolto nel 2023 in diversi ancoraggi vietati, tra cui uno nel Parco naturale marino di Cap Corse e dell’Agriate.

In primo grado il comandante era stato condannato a 10mila euro di multa e a un anno di divieto di navigazione nelle acque francesi. Il tribunale aveva inoltre riconosciuto un danno ambientale, stabilendo un risarcimento di 93.073 euro a favore dell’Agenzia dell’acqua Rhône Méditerranée Corse.

La Corte d’appello ha confermato la condanna per la violazione delle norme sull’ancoraggio, ma ha cancellato il risarcimento per il danno ambientale. Secondo i giudici, la semplice violazione del divieto non è sufficiente, da sola, a dimostrare un danno ecologico risarcibile: è necessario provare che l’ancoraggio abbia provocato un’alterazione effettiva e non trascurabile dell’ecosistema.

Le due sentenze delineano due piani distinti. Da una parte resta la responsabilità per aver ancorato dove non era consentito, che può comportare sanzioni economiche rilevanti e, come nel caso del Laurie I, anche un lungo divieto di navigazione in Francia. Dall’altra, per ottenere un risarcimento legato al danno ambientale, la magistratura richiede una prova specifica dell’effettiva compromissione dell’habitat.

Nel frattempo il Parco di Cap Corse continua a rafforzare i controlli e il monitoraggio degli ancoraggi, affiancandoli a interventi per ridurre l’impatto della nautica sugli habitat protetti. Il caso Laurie I rappresenta uno dei segnali più evidenti della nuova fase: per i grandi yacht, un ancoraggio fuori dalle aree consentite può trasformarsi da questione operativa a procedimento giudiziario con conseguenze rilevanti anche sulla possibilità stessa di navigare in Francia.

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