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Interviste

Francesco Castellacci: “Così ho portato il Dna Ferrari sull’Astor 38 Pista”

Il pilota Vista AF Corse racconta come è nata la sua prima barca: un progetto su misura sviluppato con Bellini Yacht, pensato per unire il mondo delle corse alla nautica senza rinunciare alla vita in famiglia

di GIUSEPPE ORRÚ
24 Luglio 2026
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Montecarlo (Monaco) – La velocità è il suo mestiere. Da anni Francesco Castellacci affronta alcune delle gare endurance più impegnative al mondo al volante delle Ferrari Lmgt3 del team Vista AF Corse. Ma quando scende dalla vettura e sale a bordo della sua Astor 38 Pista, il cronometro lascia spazio a un altro modo di vivere il tempo. Quella che avrebbe potuto essere una semplice prima barca si è trasformata in un progetto profondamente personale, nato insieme a Bellini Yacht e costruito attorno alle sue esigenze, ai richiami stilistici del mondo Ferrari e alla volontà di creare un weekender da vivere con la moglie e le due figlie. Ne è nato un modello che racconta molto del suo proprietario, ben oltre le prestazioni.

Francesco Castellacci, perché proprio adesso la prima barca?

“Era un sogno che avevo da tanti anni. Io e mia moglie volevamo qualcosa di nostro per vivere il mare in libertà, spostarci durante i weekend e trascorrere le vacanze con le nostre bambine. Una casa resta sempre nello stesso posto, mentre la barca ti permette di cambiare panorama ogni giorno. Vivendo a Monaco, dove la stagione dura fino all’autunno inoltrato, è un’opportunità che volevamo cogliere”.

Come è arrivato a Bellini Yacht?

“È stata una selezione durata oltre un anno. Ho valutato molti cantieri, poi sono passato a cinque, tre e infine uno. Tutti erano in grado di costruire una bella barca, ma io cercavo qualcosa di diverso: volevo poter personalizzare ogni minimo particolare. Bellini mi ha dato questa possibilità, senza pormi limiti”.

Aveva già in mente una barca con un’identità così marcata?

“Sì. L’idea era quella di realizzare un’imbarcazione che fosse immediatamente riconoscibile e che parlasse il linguaggio del motorsport. Non volevo semplicemente acquistare una barca, ma costruire qualcosa che mi rappresentasse davvero”.

Da dove siete partiti?

“Dall’esterno. Abbiamo scelto la stessa verniciatura argento metallizzata della Ferrari con cui corro nel Mondiale Endurance. È lo stesso Pantone utilizzato anche sugli aerei VistaJet, il nostro main sponsor. Poi abbiamo inserito la beauty line rossa nello stesso rosso Ferrari e una serie di dettagli che richiamano direttamente la vettura da corsa”.

Il particolare più insolito è sicuramente il parabrezza con il bordo giallo.

“All’inizio è stata quasi una battaglia. Mi dicevano che nessuno aveva mai fatto una cosa del genere. Io invece ero convinto. Il giallo richiama il colore storico Ferrari e la scritta che compare sulle nostre vetture ufficiali. Alla fine abbiamo trasformato quella che sembrava un’idea strana in uno degli elementi più caratteristici della barca”.

Anche gli altri dettagli sembrano raccontare il mondo delle competizioni.

“Era proprio quello che volevo. I sedili richiamano quelli della Ferrari Daytona, ci sono inserti in carbonio, particolari rossi sulle prese d’aria, le frecce che indicano i punti di apertura come avviene sulle auto da corsa e perfino il riferimento rosso sul volante. Sono dettagli che magari non tutti notano subito, ma che insieme costruiscono l’identità della barca”.

Eppure il risultato rimane molto elegante…

“Era fondamentale. Non volevo fare qualcosa di appariscente. Nessuna livrea esagerata, nessuna grafica aggressiva. Cercavo una barca sportiva, raffinata e diversa dal solito. Credo che siamo riusciti a trovare il giusto equilibrio”.

Anche gli interni sono stati studiati nei minimi particolari.

“Assolutamente. Al B Atelier Bellini c’è una scelta praticamente infinita di materiali e tessuti. Mi sono fatto aiutare dall’interior designer del cantiere e da mia madre, che è architetto. Abbiamo scelto tessuti Loro Piana con tonalità beige e dettagli rossi, mantenendo continuità con l’esterno ma senza perdere eleganza”.

Perché ha scelto la motorizzazione a benzina?

“Perché cercavo anche il piacere della guida. Abbiamo scelto due Volvo Penta V8 da 380 cavalli. Mi piace avere una barca brillante, ma anche sentire il suono dei motori. Era parte dell’esperienza che volevo”.

Questa, però, non è una barca pensata solo per divertirsi.

“No, anzi. È soprattutto una barca di famiglia. Quando Bellini mi presentò l’Astor 36 dissi subito che mi serviva una seconda cabina per le bambine. Volevamo passare diversi giorni a bordo e quindi avevamo bisogno di spazi adatti. Alla fine l’Astor 38 è diventata il compromesso ideale”.

L’avete già messa alla prova?

“Sì. Siamo stati tre notti a Saint-Tropez e ci siamo trovati benissimo. Tra poco partiremo per due settimane in Sardegna. È una barca con cui puoi davvero vivere il mare senza rinunce. I cancelletti laterali sono stati una mia richiesta precisa. Abbiamo due bambine e anche un cagnolino. Volevo sentirmi tranquillo quando siamo tutti a bordo. Alla fine, vivendo la barca, mi sono reso conto che gli spazi così ampi aumentano anche la sicurezza”.

Quanto conta poter uscire senza equipaggio?

“Era uno degli obiettivi principali. Abito a cinque minuti dal porto di Fontvieille. Posso finire un allenamento, raggiungere la barca e uscire in mare senza organizzare nulla. Cercavo proprio questo: una barca sufficientemente grande per trascorrere anche diversi giorni a bordo, ma abbastanza semplice da gestire personalmente”.

Lei è abituato a guidare una Ferrari da corsa al limite. Cosa cambia quando passa dal volante al timone?

“È quasi il contrario. In macchina tutto avviene in un attimo, bisogna reagire immediatamente e sfruttare ogni centesimo di secondo. In mare, invece, ho dovuto imparare a rallentare. Tutti mi hanno detto fin dall’inizio che la nautica richiede calma, perché la barca ha inerzie, pesi e movimenti completamente diversi. Il mio istinto sarebbe quello di essere sempre molto reattivo, invece al timone bisogna aspettare, anticipare e lasciare che la barca faccia il suo lavoro”.

Quando esce in mare cosa cerca? La velocità o qualcos’altro?

“La libertà. È questo il motivo per cui abbiamo comprato la barca. Oggi, soprattutto in estate, basta pensare al traffico della Costa Azzurra. Per andare a Saint-Tropez in macchina possono volerci tre ore. Con la barca siamo arrivati in circa un’ora e mezza a 26 nodi, fermandoci anche davanti alle isole di Cannes. È un modo completamente diverso di vivere il tempo”.

Ha già trovato anche altri modi per utilizzarla?

“Sì, anche durante gli allenamenti. Una volta sono uscito con il preparatore atletico, abbiamo portato il paddle board e ci siamo allenati direttamente in mare. Avere la barca a cinque minuti da casa significa poterla utilizzare anche così, non soltanto durante le vacanze”.

Da dove nasce il suo rapporto con il mare?

“Probabilmente dalla mia famiglia. Mio nonno era ammiraglio e fin da piccolo ho avuto un legame con il mare. Poi, lavorando nell’ambiente Ferrari, ho conosciuto tanti collezionisti e appassionati che possiedono yacht straordinari. Sono stato ospite su imbarcazioni incredibili e quella passione è cresciuta anno dopo anno, fino al momento in cui ho deciso di realizzare qualcosa di mio”.

Nel suo lavoro incontra spesso armatori e collezionisti Ferrari. C’è un punto di contatto tra i due mondi?

“Assolutamente sì. Chi conosce Ferrari conosce molto bene il programma Tailor Made, cioè la possibilità di personalizzare ogni dettaglio della propria vettura. Con Bellini ho ritrovato esattamente la stessa filosofia. Abbiamo lavorato su ogni particolare, dalle cinghie ai tessuti, dalle cuciture ai colori. È stato come costruire una Ferrari su misura, solo che questa volta si trattava di una barca”.

Com’è iniziata invece la sua carriera nel motorsport?

“Ho iniziato con i kart, poi sono passato alla Formula Azzurra, che oggi corrisponde alla Formula 4, quindi alla Formula 3. Come tutti sognavo la Formula 1, ma a un certo punto bisogna fare i conti con la realtà. Così nel 2011 sono approdato alle gare GT e endurance con AF Corse e proprio quell’anno ho vinto il Campionato Europeo FIA GT3. Da allora la mia carriera è proseguita in questo mondo fino al FIA World Endurance Championship”.

Molti immaginano che il pilota professionista viva soltanto guidando. È davvero così?

“In realtà no. Oggi, per fare questo mestiere, bisogna lavorare con i gentleman driver. Io sono un professionista della squadra esattamente come un ingegnere di pista o un meccanico. Il mio compito è sviluppare la vettura, affiancare il pilota amatore, aiutarlo a crescere e permettergli di essere competitivo. È questa la realtà dell’endurance moderna. È qualcosa di speciale. Ferrari rappresenta probabilmente il marchio più forte al mondo nel motorsport e poter correre nel Mondiale Endurance con questo team significa vivere ogni stagione ai massimi livelli, affrontando gare come la 24 Ore di Le Mans insieme a professionisti straordinari”.

Da qualche tempo corre anche con la bandiera del Principato di Monaco.

“Vivo qui dal 2010 e l’anno scorso ho ottenuto la cittadinanza monegasca. Da questa stagione corro ufficialmente con la bandiera di Monaco. È un Paese che mi ha dato tanto, ma naturalmente le mie origini italiane (romane, ndr) rimangono parte della mia storia”.

Che cosa significa per lei il lusso?

“Per me il lusso coincide con la libertà. La possibilità di salire a bordo con la mia famiglia e decidere dove andare, senza traffico, senza orari e senza rinunciare alla propria intimità. Oggi il tempo è probabilmente il bene più prezioso che abbiamo, e poterlo vivere così è il vero lusso”.

Bellini sta già pensando a modelli più grandi. La tentazione c’è?

“Per il momento voglio godermi questa barca. So che il cantiere svilupperà altri modelli e, quando arriverà il momento, ci penseremo. Una cosa però l’ho già decisa: il nome. Dopo Pista, la prossima potrebbe chiamarsi… Pistone”.

Dopo una vita passata a cercare il limite in pista, qual è la lezione più importante che il mare le ha insegnato?

“Che con il mare non si scherza. Me lo diceva già mio nonno e più navigo più capisco quanto avesse ragione. In pista si cerca continuamente il limite, mentre in mare bisogna avere rispetto. Bisogna imparare ad aspettare, a osservare, a non avere fretta. Sono due mondi accomunati dalla passione, ma governati da regole completamente diverse. Ed è proprio questo che rende il mare così affascinante”.

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