Tanta Italia al vertice della neonata Superior Yacht Design and Naval Architect Association
Luca Boldrini vicepresidente dell’associazione concepita per creare una piattaforma capace di mettere in relazione competenze e istituendo un dialogo anche con cantieri navali, organismi di classifica, legislatori e committenza

All’evento Blue Design Summit dei La Spezia è stata annunciata ufficialmente la nascita di Sydna, Superior Yacht Design and Naval Architect Association, un’associazione internazionale nata per rispondere a un’esigenza dichiarata dai professionisti del comparto: superare la storica e accesa competizione tra i singoli studi per favorire una cooperazione strutturata, necessaria ad affrontare le complesse trasformazioni tecniche e normative che stanno investendo il mondo dei superyacht.
L’iniziativa si propone di creare una piattaforma comune capace di mettere in relazione competenze, esperienze e visioni progettuali, istituendo un dialogo sistematico non solo tra i progettisti, ma anche con i cantieri navali, gli organismi di classifica, i legislatori e la committenza. La scelta della Spezia come sede per l’annuncio riflette la centralità di un territorio che oggi rappresenta uno dei principali distretti mondiali del superyacht, dove progettazione, costruzione, refit e ricerca avanzata operano all’interno di una filiera integrata.
Fondata da alcune delle firme più note della progettazione nautica globale – tra cui gli studi Espen Øino, Winch Design, Nuvolari & Lenard, Zuccon International Project, Van Oossanen, Philippe Briand e Fm Architettura – Sydna ha una struttura internazionale e marcatamente selettiva.
Per garantire l’autorevolezza della rappresentanza e un livello di competenza omogeneo, l’accesso all’associazione – attualmente costituita da dodici realtà professionali – è subordinato a requisiti rigorosi: per farne parte lo studio candidato deve aver partecipato attivamente alla costruzione di almeno dieci unità superiori ai 30 metri di lunghezza nel corso dell’ultimo decennio.
Come illustrato dal direttore esecutivo Clair Rozemeijer e dal vicepresidente Luca Boldrini, l’attività di Sydna si svilupperà attorno a cinque temi principali: professionalità, regolamentazione, sostenibilità, promozione del settore e ricerca di mercato.
La necessità di un’associazione di categoria nasce anche da una concreta evoluzione del mercato poiché il progetto di un superyacht è attualmente un processo multidisciplinare e oneroso, in cui il ruolo dei designer e degli architetti navali comporta responsabilità molto più ampie rispetto al passato. Sempre più spesso, infatti, l’armatore si rivolge direttamente ai progettisti per sviluppare concept completi prima ancora di coinvolgere il cantiere costruttore.
In questo contesto, Sydna ha l’obiettivo di definire linee guida condivise, protocolli professionali e standard contrattuali per rendere fluido e trasparente il rapporto tra progettisti, cantieri e clienti. L’associazione, sul fronte istituzionale, intende stabilire un canale di comunicazione diretto con organismi internazionali come l’Imo e l’Iso, per offrire il punto di vista tecnico dei progettisti nella definizione delle future normative ambientali.
Il dibattito, arricchito dal contributo di Adi Liguria, ha messo in luce come il design nautico contemporaneo non sia una mera ricerca estetica, ma un processo culturale complesso che unisce tecnologia, scienza dei materiali e logiche industriali. I relatori hanno evidenziato un mutamento significativo nel profilo degli armatori contemporanei, i quali mostrano una minore predilezione per la formalità e lo status symbol, privilegiando un’esperienza di navigazione più diretta, informale e orientata all’esplorazione che si riflette direttamente sulle scelte architettoniche. La tendenza attuale punta a una progressiva riduzione dell’impatto visivo e volumetrico delle imbarcazioni, preferendo connessioni fluide tra interni ed esterni, spazi multifunzionali e ambienti meno rigidi, vicini alle moderne concezioni dell’abitare contemporaneo.
“Il futuro sarà abbassare il volume”, ha spiegato Luca Boldrini, per sottolineare la necessità di disegnare yacht visivamente più silenziosi, maggiormente integrati con il paesaggio e capaci di ridurre la propria presenza per lasciare spazio all’ambiente marino circostante.
Una delle riflessioni emerse dal summit ha riguardato il progressivo ridimensionamento della quota di mercato delle imbarcazioni a vela a favore delle motorizzazioni tradizionali, che appare come una contraddizione considerata l’epoca attuale focalizzata sulla sostenibilità e quindi rappresenta un tema che l’industria deve affrontare. L’invito rivolto alla comunità dei designer è quello di ripensare l’approccio alla vela, sviluppando soluzioni meno complesse, più accessibili ed economicamente sostenibili, senza sacrificare la qualità progettuale.
Le conclusioni emerse dall’appuntamento spezzino indicano che l’evoluzione del settore dei superyacht dipenderà solo in parte dall’adozione di nuovi materiali o tecnologie energetiche. Il fattore determinante sarà l’affermazione di una nuova cultura della progettazione: un approccio aperto alla condivisione della conoscenza, interdisciplinare e consapevole della relazione tra il mezzo navale, l’ambiente e l’esperienza umana.
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