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Manzoni (Nuncas): “I prodotti per barca possono essere totalmente biodegradabili in mare”

Due anni di sviluppo, nessuna normativa di riferimento e una scelta precisa: creare una gamma completa per la barca davvero compatibile con l’ambiente marino

di GIUSEPPE ORRÚ
23 Aprile 2026
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Manzoni Nuncas

Milano – Dopo 106 anni di storia, Nuncas, azienda specializzata nei prodotti per la pulizia, entra nel settore marine. Una scelta che nasce da lontano e che ha portato allo sviluppo di una linea completa, interamente progettata per essere biodegradabile in acqua di mare. L’amministratore delegato Luca Manzoni racconta come è nato il progetto, quali ostacoli ha incontrato e perché questa gamma può segnare un cambio di passo nel mercato.

Nuncas è un’azienda con oltre un secolo di storia. Come nasce la scelta di entrare nel mondo dello yachting?

“È nata dalla mia passione per il mare. Io sono nato in Liguria, la mia mamma era una grande nuotatrice, mio nonno era un ingegnere navale e professore al Politecnico di Genova. Io sono velista regatante da tantissimi anni, ho fatto regate in J, in Snipe e adesso sono arrivato al Dinghy 12 piedi, che alla mia età è molto comodo. Ne ho più di uno e sono un grande appassionato di vela, soprattutto di regate. Da questa passione, insieme all’esperienza dell’azienda, è nata l’idea. C’era la passione, c’era l’esigenza e c’era anche la visione che sul mercato non esistevano prodotti con certe caratteristiche. Da lì abbiamo detto: proviamoci. Quindi nasce tutto da una passione personale”.

Avete lavorato circa due anni su questa linea. Da dove siete partiti e quali ostacoli avete incontrato?

“La difficoltà principale è stata proprio l’idea di base: capire cosa c’è sul mercato. Abbiamo analizzato tutti i prodotti disponibili e nessuno faceva qualcosa con un grado anche solo rispettabile di biodegradabilità in acqua di mare. A quel punto abbiamo deciso di accettare la sfida. Non esiste una regolazione, un regolamento o un ente regolatore mondiale per i prodotti utilizzati nella pulizia delle barche, anche se questi finiscono direttamente in mare. Se si è fuori dalle acque territoriali, si può scaricare in mare qualsiasi cosa. Allora abbiamo deciso di darci noi uno standard”.

Che tipo di standard vi siete dati?

“Abbiamo deciso di lavorare per creare una gamma di prodotti totalmente biodegradabile in acqua di mare. Questo è il punto chiave. La biodegradabilità sulla terra è regolata, per esempio dall’Unione Europea, ma riguarda solo la parte tensioattiva, cioè quella che lava. Tutti gli altri componenti possono anche non esserlo, in particolare il profumo. Ma in mare finisce tutto. Per questo abbiamo deciso che tutta la formula, senza eccezioni, dovesse essere biodegradabile in acqua di mare, profumo compreso”.

Quali sono le difficoltà tecniche della biodegradabilità in mare?

“L’acqua di mare è molto diversa da quella terrestre perché praticamente non ha batteri. La biodegradazione avviene tramite enzimi e batteri, quindi in mare è molto più difficile. Per questo bisogna progettare tutta la formula in modo diverso, partendo da zero e considerando ogni singolo componente”.

Come avete verificato il risultato del vostro lavoro?

“Dopo due anni di sviluppo abbiamo fatto certificare i prodotti da un ente statale esterno. Hanno preso acqua di mare e i nostri prodotti e hanno certificato la biodegradazione totale. Da quel momento abbiamo capito che si può fare”.

Che impatto può avere questo risultato sul mercato?

“Abbiamo alzato l’asticella per tutti. Adesso nessuno può più dire che non è possibile. E si pone anche una questione per il consumatore: perché comprare un prodotto che inquina il mare quando ce n’è uno che non lo inquina? Poi la scelta resta individuale, dipende dalla sensibilità di ciascuno”.

Avete scelto di entrare sul mercato con una gamma completa. Perché questa decisione?

“Perché non ha senso uscire con un solo prodotto. La prima volta che siamo andati in fiera a Genova avevamo la linea pronta all’80-90% e abbiamo ascoltato il pubblico. Abbiamo chiesto di cosa avessero bisogno e ci hanno dato indicazioni precise. Da lì abbiamo costruito una linea completa”.

Quanti prodotti comprende oggi la gamma e come si evolverà?

“Siamo partiti con 18 prodotti. A breve ne aggiungeremo uno o due per la pulizia della cucina, che sono già allo studio e arriveranno entro pochi mesi”.

Quali esigenze coprite con questa linea?

“Copriamo tutte le esigenze della barca: pulizia dell’opera morta, esterni e interni, vetri, pavimenti, lavaggio dei piatti a mano, shampoo per la persona. È una gamma completa, perché altrimenti manca sempre qualcosa. Questo è importante anche dal punto di vista commerciale, perché si riesce a coprire l’intero fabbisogno”.

C’è qualche ambito che avete deciso di non coprire?

“L’unica cosa che non trattiamo è l’opera viva. Non è il nostro mestiere”.

Lei è anche armatore. Che tipo di barche possiede?

“Ho quattro dinghy, due in legno e due in plastica e legno. Sono barche piccole, di circa tre metri e sessantacinque, dodici piedi. Pesano tra i cento e i centotrenta chili, a seconda dell’allestimento. Hanno vela aurica con picco. È una classe disegnata nel 1913 da George Cockshott. Oggi vengono costruiti sia in legno sia in materiali misti, e competono insieme”.

Che tipo di ambiente si trova in questa classe?

“C’è anche una classe ‘classici’ che utilizza solo dinghy in legno. È un ambiente molto competitivo ma anche molto corretto, tra appassionati. Diciamo che è una classe di velisti nella fase finale della vita, perché i giovani preferiscono i foil. Per fortuna sui dinghy non sono ancora arrivati”.

Oggi si definisce più regatante o diportista?

“Direi regatante. A me piace la competizione, mi piace la regata. È una classe molto bella, con amici e un clima molto piacevole. Ci si diverte davvero”.

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