Marina Blu (Rimini): pignoramento shock del Demanio nonostante sentenze favorevoli
Assomarinas chiede l’intervento urgente delle Istituzioni per sanare un errore burocratico amministrativo e invoca la certezza del diritto

Un paradosso amministrativo sta destabilizzando Marina Blu S.p.A., società concessionaria che gestisce il porto turistico di Rimini, contrapponendola all’Agenzia del Demanio. La vicenda, giunta attualmente a rappresentare un’emergenza per Marina Blu, è stata provocata da una ‘stratificazione legislativa’ sui canoni demaniali, ed ha spinto Assomarinas ad intervenire con forza per chiedere un’azione risolutiva da parte delle istituzioni nazionali.
Secondo l’associazione presieduta da Roberto Perocchio, il rischio per Marina Blu deriva da un’errata impostazione della legge finanziaria del 2006: la norma al tempo avrebbe modificato retroattivamente i canoni per i porti turistici — già autorizzati a canone prestabilito — creando un contenzioso che la successiva legislazione del 2020 non è riuscita a sanare del tutto, generando situazioni di enorme ingiustizia per gli investitori che rischiano il collasso per richieste economiche non previste nei propri piani industriali originari.
Nel dettaglio della vicenda riminese, la testata chiamamicittà.it ha evidenziato un chiaro corto circuito: l’Agenzia del Demanio sta procedendo al pignoramento dei conti della società nonostante la Corte d’Appello di Bologna, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, abbia emesso tre sentenze che dichiarano quei canoni non dovuti. Quella che si configura è quindi una situazione paradossale in cui l’azione esecutiva dello Stato ignora gli ordini della Magistratura, spingendo Marina Blu – considerata l’importante entità dell’esborso forzato – verso un default finanziario che comprometterebbe gli impegni con le banche e la sopravvivenza stessa della darsena.
Oltre all’ingiustizia dell’azione nei confronti della società, le ripercussioni investirebbero l’intero indotto locale, poiché nel porto turistico sono coinvolti oltre cento posti di lavoro che, direttamente o indirettamente attraverso le attività che vi insistono, contribuiscono alla sua operatività. Un’interruzione dell’attività della società di gestione causerebbe inoltre una perdita di valore che minerebbe quello che rappresenta un presidio di sicurezza per la navigazione e un motore economico per il territorio.
Assomarinas e gli operatori locali chiedono quindi che venga ristabilita con urgenza la coerenza tra l’azione della pubblica amministrazione e le decisioni dei giudici, restituendo certezza del diritto a chi investe nello sviluppo della portualità italiana.
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