Pigi Loro Piana: “Cantieristica italiana non si ferma, ma serve qualità per conservare la fiducia”
My Song torna in regata su quattro appuntamenti, Maschenada riparte per il Mediterraneo dopo il giro del mondo: Pier Luigi Loro Piana traccia il bilancio di una stagione impegnativa e dice la sua sul momento di riflessione che attraversa il settore

Milano – Pier Luigi Loro Piana è uno degli armatori italiani più attivi sul fronte sia della vela d’altura sia della navigazione a motore. Il re del cachemire era seduto nelle poltronissime della presentazione del calendario sportivo dello Yacht Club Costa Smeralda, di cui è socio e di cui parteciperà ad alcune regate con My Song, il suo ClubSwan 80.
In una conversazione con SUPER YACHT 24, l’imprenditore piemontese ha fatto il punto anche sul rientro in porto di Masquenada, il suo explorer di 51 metri, costruito da Perini Navi nel 2006 e refittato da Lusben, in soli otto mesi, tra il 2020 e il 2021, con un intervento che ha segnato la storia della cantieristica italiana per le sue modalità e i suoi tempi ristretti. Il superyacht explorer è tornato all’ormeggio, ma solo per poco, dopo tre anni di circumnavigazione del globo, con cui la famiglia Loro Piana è riuscita a transitare nei mari più “caldi” prima che la situazione internazionale presentasse seri pericoli alla navigazione. Entrambe le barche ora si trovano ai Cantieri di La Spezia per qualche lavoro di manutenzione, prima di riprendere il mare.
Dottor Loro Piana, qual è il programma di regata di My Song per questa stagione?
“Faremo quattro regate, come l’anno scorso. Si parte con Sorrento, poi la Giraglia, a settembre la Maxi Yacht Rolex Cup in Sardegna e si chiude con Les Voiles de Saint-Tropez a fine settembre. Un calendario consolidato, che ci permette di lavorare bene sulla barca e sull’equipaggio”.
L’equipaggio sarà lo stesso della scorsa stagione? Riuscirà a coinvolgere anche i suoi figli?
“Sì, i miei figli vengono quando possono e fortunatamente hanno ereditato la passione. Sono anche molto bravi, direi più bravi di me quando li metto al timone. Per me è una grande soddisfazione. Sul fronte tecnico, è più o meno lo stesso team dell’anno scorso, con un’eccezione: quest’anno cambiamo tattico-stratega perché Tommaso (Chieffi, storico tattico di My Song, ndr) aveva altri impegni. Il nome per ora non lo anticipo, ci vedremo in acqua. Di base, comunque, avrò il solito team che gestisce la barca”.
Parliamo di motore. Il suo m/y Masquenada è rientrato dal giro del mondo. Come è andata?
“Fortunatamente è tutto andato bene. Masquenada è rientrato a La Spezia e in questo momento è in refitting: dopo tre anni di giro del mondo ha bisogno di manutenzione straordinaria. La cosa più importante è che siamo passati dal Mar Rosso prima che la situazione si complicasse. Già il 1° dicembre era problematico transitare da Suez. Noi venivamo dalle Seychelles e abbiamo raggiunto La Spezia il 16 dicembre senza problemi. Un colpo di fortuna non da poco, visti i tempi”.
Dove state facendo i lavori? Ancora al Lusben di Livorno come per il refitting pre-circumnavigazione?
“No, questa volta no. Per una questione di tempistica e di logistica, ho deciso di portare Masquenada allo stesso cantiere dove si trova My Song, al Cantiere Navale di La Spezia, vicino a Sanlorenzo. Avendo sempre tenuto lì le barche a vela, aveva senso razionalizzare. Il cantiere Lusben aveva fatto un lavoro eccellente in occasione del refitting pre-circumnavigazione: in otto mesi avevano rimesso la barca in condizione di affrontare tre anni di navigazione globale; ma questa volta ci è venuto più comodo concentrare tutto in un unico posto”.
Quando prevede di rimettere in acqua le barche?
“My Song il 20 aprile, per iniziare subito con gli allenamenti. Masquenada la rimettiamo a posto per il 15 giugno: riverniciarla, manutenzione ordinaria e straordinaria, rimetterla tutta a puntino. Poi ripartiamo con una bella crociera nel nostro Mar Mediterraneo”.
Da imprenditore con una visione a lungo termine, come legge il momento che sta attraversando la cantieristica italiana?
“C’è stato un boom straordinario, tutti i cantieri hanno ricevuto ordini incredibili da tutto il mondo. E c’è da esserne orgogliosi: costruire uno yacht in Italia oggi è una garanzia di qualità riconosciuta a livello internazionale, dalla manodopera all’indotto, alle imprese specializzate che hanno accumulato un know-how di alto livello. Ora c’è un momento di riflessione, è inevitabile. Ma i programmi di medio e lungo termine, quelli che muovono gli yacht di una certa dimensione, non si fermano per via di una flessione congiunturale. La patente di bravo cantiere te la guadagni consegnando prodotti che durano nel tempo e l’Italia ha tutte le carte in regola per farlo. L’importante è non perdere la fiducia conquistata in questi anni, e per mantenerla la risposta è una sola: qualità. Sia sulle nuove costruzioni sia sui refitting”.
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