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Smorzamento idraulico e dati: la nuova frontiera dell’ormeggio secondo Seares

Giulio Manno, responsabile marketing dell’azienda, spiega come la tecnologia aiuta a stabilizzare yacht, pontili e breakwater con sistemi idraulici, moduli sensorizzati e recupero di energia

di GIUSEPPE ORRÚ
17 Marzo 2026
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Seares (2)

Amsterdam (Olanda) – Le tecnologie per l’ormeggio stanno attraversando una fase di cambiamento profondo. Seares si è distinta per gli investimenti in sistemi di smorzamento idraulico applicabili non solo a imbarcazioni private, ma anche a pontili e infrastrutture galleggianti. Alla base dei loro prodotti c’è una piattaforma modulare che può integrare sensori, acquisizione dati e persino produzione di energia dal moto ondoso. Abbiamo incontrato Giulio Manno, responsabile marketing, per capire verso quali direzioni si muove l’R&D di Seares e quali effetti concreti queste tecnologie possono avere sul lavoro quotidiano di cantieri, comandanti e marina.

Qual è l’innovazione tecnica alla base dei vostri sistemi di smorzamento?
“Il nostro approccio si concentra sulla stabilizzazione di ogni elemento esposto al moto ondoso. Parliamo di imbarcazioni, pontili galleggianti, breakwater e strutture flottanti. Il cuore del sistema è lo smorzatore idraulico: invece di affidarsi solo all’elasticità delle molle, il circuito idraulico rallenta il rilascio dell’energia accumulata durante i movimenti dell’ormeggio. Il risultato è una linea d’ormeggio più stabile e uniforme, senza picchi di carico che spesso causano cedimenti di bitte, cime e attrezzature. Il principio è simile a quello dei sistemi di smorzamento in ingegneria civile, ma adattato alle esigenze del settore nautico, dove le sollecitazioni possono essere improvvise e variabili”.

Quante versioni dei vostri sistemi esistono e quali problemi risolvono?
“La nostra piattaforma prevede tre livelli. Il primo è lo smorzatore idraulico puro, semplice e immediato, ideale per chi vuole stabilità senza aggiungere sistemi complessi. Il secondo livello integra un sistema di acquisizione dati: i sensori misurano parametri come sollecitazioni, frequenza dei movimenti e correttezza dell’ormeggio, fornendo informazioni precise a comandanti e marina. Il terzo livello aggiunge un modulo meccatronico che recupera energia dal moto ondoso tramite una dinamo interna. L’energia prodotta alimenta sensori, luci o sistemi di monitoraggio. Non parliamo di grandi potenze, ma di un supporto concreto che trasforma il moto ondoso da problema a risorsa, rendendo più autonome alcune applicazioni e riducendo il carico energetico complessivo dell’impianto”.

A quali fasce di imbarcazioni si applicano i vostri sistemi?
“La gamma Seares copre imbarcazioni da 12-13 metri fino a 80-100 metri, includendo tutto il settore dei superyacht. Su queste imbarcazioni di grandi dimensioni la domanda è più forte: la massa elevata richiede stabilità superiore e controllo costante delle sollecitazioni. La piattaforma è progettata per adattarsi a linee d’ormeggio diverse, sia per le caratteristiche delle barche sia per le condizioni operative a cui sono esposte”.

Come funziona l’intervento sui pontili galleggianti e sui breakwater?
“Il principio è identico, ma su scala diversa. Possiamo intervenire su pontili leggeri o su impianti complessi in aree con moto ondoso significativo. Ogni intervento è spesso personalizzato, perché geometrie e condizioni variano da marina a marina. Un esempio è Marina Cala dei Sardi: i movimenti del breakwater erano problematici, e l’installazione di 80 Sea Damper ha stabilizzato l’intera linea d’ormeggio. Altro caso è lo Yacht Club de Monaco, con fondali profondi e sistemi di ormeggio complessi: qui siamo riusciti a ridurre il movimento fino al 90% rispetto a una molla convenzionale, dimostrando l’impatto tecnico del sistema anche in contesti particolarmente esigenti”.

Avete presentato una novità dedicata ai superyacht: il Seadamp T. Di cosa si tratta?
“Seadamp T è pensato per le linee di traino dei superyacht, soggette a sollecitazioni elevate. Finora non esistevano dispositivi specifici per stabilizzare questo tipo di movimento. Questo modello applica lo stesso principio idraulico a masse importanti, controllando i carichi e riducendo i picchi di sollecitazione. La sua introduzione risponde a una richiesta concreta del mercato: non si tratta più solo di stabilizzare l’ormeggio statico, ma anche le operazioni di traino e assistenza”.

State lavorando anche sulle boe e sui sistemi di smart mooring. Qual è l’obiettivo?
“Le boe tradizionali spesso non garantiscono stabilità e richiedono controlli continui. Stiamo sviluppando boe stabilizzate capaci di acquisire dati sull’ormeggio e ridurre l’intervento umano. L’idea è creare boe sicure, prevedibili e facili da usare. La produzione di energia è un plus: può alimentare luci, sensori o moduli di comunicazione e, in futuro, trasmettere un identificativo digitale via smartphone, utile per gestire campi boe con alto traffico. La stabilità rimane il punto chiave: una boa stabile semplifica l’approdo e aumenta la sicurezza del campo boe”.

È in corso anche un progetto con un’autorità portuale. Che tipo di sviluppo rappresenta?
“Si tratta di un progetto innovativo che va oltre il settore leisure, per la gestione dei movimenti in ambito portuale. I porti sono ambienti complessi, con correnti, traffico e condizioni meteo che influenzano le strutture galleggianti. La nostra tecnologia consente controllo preciso dei movimenti e raccolta dati avanzata, con un valore operativo concreto per l’autorità portuale”.

Che materiali impiegate e quali vantaggi portano?
“Le parti esterne sono in acciaio inox (316L, duplex o super duplex) a seconda della resistenza richiesta. Le componenti interne, immerse in un bagno d’olio, utilizzano acciai al carbonio, ottimizzando costi e prestazioni. Il bagno d’olio protegge le componenti, evita fenomeni corrosivi e consente movimenti fluidi della molla. La struttura stagna permette di controllare la risposta meccanica e adattarla alle diverse condizioni operative”.

Qual è il vantaggio per comandanti e marina?
“Per i comandanti significa ridurre stress sulle attrezzature e migliorare la sicurezza: linee più stabili riducono vibrazioni, usura e cedimenti. Per i marina, la raccolta dati consente gestione più precisa degli ormeggi e della manutenzione. Nei superyacht, con masse elevate, il sistema lavora costantemente e prevedibilmente, soprattutto in porti esposti. La piattaforma Seares nasce per rispondere a queste esigenze”.

Come sta evolvendo oggi Seares?
“Stiamo ampliando la piattaforma su tre fronti: stabilizzazione, acquisizione dati ed energia. La stabilizzazione resta la base; l’acquisizione dati è già realtà e sarà sempre più rilevante, mentre la produzione energetica offre nuove possibilità per sensori e monitoraggio. L’obiettivo è mantenere la tecnologia semplice, affidabile e integrabile. La richiesta di stabilità crescerà nei prossimi anni: il nostro lavoro è fornire strumenti concreti, con sistemi evoluti senza complicare il lavoro quotidiano in banchina”.

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