Mutti (Floating Life): “Il comfort non è un lusso, è una condizione operativa”
Non solo estetica, il servizio Uniforms di Floating Life nasce per rispondere alle esigenze reali degli equipaggi, con divise progettate come strumenti di lavoro, personalizzate e pensate per durare nel tempo
Nel mondo dello yachting si parla molto di barche e poco di persone. Da questa constatazione nasce il concept delle uniformi di Floating Life, con un servizio specifico guidato da Annalisa Mutti. Un servizio sartoriale, costruito attorno alla crew, al comfort e all’operatività quotidiana, con un approccio tecnico e sartoriale che coinvolge direttamente chi vive a bordo. Dalla progettazione dei capi, alle misure prese a ogni membro dell’equipaggio. E il riassortimento dei capi non è certo un problema, anche a distanza di tempo
Annalisa Mutti, tra i tanti servizi allo yachting offerti da Floating Life, come nasce il concept delle uniformi e quale filosofia guida la vostra proposta?
“Nel mondo dello yachting si parla tantissimo di yacht e pochissimo di persone. Il nostro concept nasce proprio da questo problema: uniformi pensate come oggetti e non come strumenti di lavoro. La nostra filosofia è semplice ma controcorrente: l’uniforme non deve solo vestire bene, deve supportare la crew nelle lunghe ore operative, sotto stress e in qualsiasi clima. È identità, comfort e autorevolezza. Se una divisa è scomoda, chi la indossa non potrà mai dare il massimo”.
In che modo valutate le esigenze specifiche di un equipaggio o di un armatore prima di iniziare un progetto di uniformi?
“Il problema più comune nella nautica è partire da un catalogo standard e poi adattarlo. Noi facciamo l’opposto. Dopo un primo confronto, inviamo all’equipaggio il link al nostro sito, dove possono selezionare i modelli che preferiscono. Questo ci permette di coinvolgere subito la crew e capire esigenze reali e sensibilità diverse. Da lì costruiamo la personalizzazione partendo da un brief operativo, non estetico: tipo di yacht, rotte, stagionalità, ruoli a bordo e stile dell’armatore. Il catalogo per noi è una base tecnica, non una gabbia creativa”.
Come avviene l’iter per la creazione di una nuova uniforme e quante persone coinvolge?
“Dietro un’uniforme che funziona davvero non c’è una sola figura, ma un processo. Il grande errore del settore è pensare che basti un bel disegno. Nel nostro iter sono coinvolti designer, tecnici dei materiali, produzione e consulenti operativi. Ogni scelta, dal taglio alla cucitura, risponde a un’esigenza concreta. La produzione inizia solo quando siamo certi che forma ed ergonomia lavorino insieme”.
Quanto è importante il confronto con comandante e chief steward/ess?
“Comandante e chief steward/ess sono spesso coinvolti troppo tardi, ma sono loro che conoscono davvero i problemi quotidiani a bordo. Per noi sono figure chiave: ci danno input su movimenti, carichi di lavoro e criticità operative. La nostra creatività inizia dopo aver ascoltato chi vive la divisa ogni giorno, entrando in contatto diretto con chi lavora a bordo”.
Arrivate anche a bordo per prendere le misure. Perché è così importante?
“Uno dei problemi più sottovalutati nello yachting è la vestibilità. Uniformi sbagliate significano posture sbagliate, disagio e perdita di autorevolezza. Andare a bordo non è un extra di lusso, è una necessità tecnica. Ogni corpo è diverso e ogni ruolo richiede una libertà di movimento specifica. Le misure standard non funzionano in un ambiente che pretende eccellenza”.
Quali tessuti privilegiate per garantire performance e durata?
“La nautica soffre ancora di un falso mito: più elegante significa meno tecnico. Noi lo abbiamo superato. Utilizziamo poliammide tecnica, altamente traspirante e resistente, ideale per climi diversi e utilizzi intensivi. Tutti i nostri tessuti sono 100% Made in Italy, scelti per garantire performance, comfort e durata, senza rinunciare a un’estetica pulita e professionale. Il comfort non è un lusso, è una condizione operativa”.
Come riuscite a garantire flessibilità produttiva e tempi di consegna rapidi?
“Uno dei problemi più critici del settore è la rigidità produttiva, con tempi lunghi e poca capacità di adattamento. Noi abbiamo scelto una filiera 100% Made in Italy, flessibile e specializzata. Questo ci permette di controllare ogni fase, reagire rapidamente e gestire anche ordini complessi e personalizzati senza compromettere tempi e qualità”.
Il riassortimento nel tempo è uno dei vostri punti di forza. Come funziona?
“Nel mondo delle uniformi yacht, cambiare crew spesso significa cambiare tutto. Noi risolviamo il problema a monte. Archiviamo materiali, colori, modelli e specifiche tecniche, garantendo continuità anche a distanza di anni, integrando nuovi tessuti più performanti. L’identità dello yacht resta coerente, indipendentemente dal turnover”.
Che tipo di feedback ricevete e cosa vi distingue dagli altri produttori?
“Il feedback più frequente riguarda comfort, traspirabilità e durabilità delle uniformi, aspetti spesso trascurati. La differenza sta nel nostro approccio: non vendiamo solo un prodotto, ma un processo pensato per la vita reale a bordo”.
Ci sono tendenze emergenti che state integrando?
“Sì, ma senza inseguire le mode. La vera tendenza è la modularità intelligente: meno capi e più funzionalità. Stiamo integrando materiali sostenibili e soluzioni tecniche che permettono di adattare la divisa a ruoli e contesti diversi, riducendo sprechi e aumentando la durata”.
Guardando al futuro, su cosa state lavorando?
“Il futuro delle uniformi yacht non è solo nel tessuto, ma nel modo in cui vengono pensate. Stiamo sviluppando soluzioni sempre più orientate al benessere della crew. Uno yacht può essere perfetto, ma senza una crew che sta bene non funziona davvero”.
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