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First 60, cuore italiano per il nuovo alto di gamma di Bénéteau (VIDEO)

Il team progettuale italiano protagonista del nuovo 18 metri cruiser performante del cantiere francese. Roberto Biscontini e Lorenzo Argento hanno firmato architettura navale e design di coperta e interni

di Alberto Mariotti
4 Febbraio 2026
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Düsseldorf (Germania) – Bénéteau Group ha presentato il nuovo First 60, il primo 60 piedi nella storia della gamma First del cantiere francese. Un progetto in cui l’Italia ha giocato un ruolo importante perché porta la firma di Roberto Biscontini per l’architettura navale e Lorenzo Argento per il design, lo stesso team coinvolto nello sviluppo del First 53 e del 44 (e anche della gamma Oceanis). Lo yacht segue quindi l’evoluzione naturale della gamma e ha una lunghezza fuori tutto di 18,95 metri e due chiglie dal pescaggio di 2,88 o 2,63 metri. Secondo Andraz Mihelin – a.d. di Seascape e range manager della gamma First – “Il First 60 si propone come l’accesso più lineare al mondo dei 60 piedi ad alte prestazioni. Non si tratta di una barca custom, ma di un modello di serie personalizzabile tramite una lista di optional e basato su soluzioni industriali consolidate. L’impostazione è pensata per armatori già abituati a barche di una certa lunghezza e ha l’obiettivo di garantire maggiore qualità percepita, migliori prestazioni e un livello superiore di comfort e finiture. Dal punto di vista progettuale, uno degli elementi centrali è il pozzetto, sviluppato su tre livelli distinti: area relax, area dining e area dedicata alla navigazione. Una soluzione che consente di separare le funzioni senza dover riconfigurare continuamente gli spazi. Le linee esterne risultano più snelle e leggermente più strette rispetto alla media, a favore di prestazioni e feeling al timone. In coperta di distingue per la seduta del timoniere regolabile, le ‘trim islands’ ispirate ai Volvo 70, che permettono l’accesso ai winch primari da più direzioni mentre la gestione della randa è affidata, di serie, a un captive winch Harken. Gli interni seguono lo stesso linguaggio della gamma First, con un livello superiore di finiture e luminosità. Particolare attenzione è stata dedicata alla cabina armatoriale di prua, dotata di letto walkaround orientato verso prua e bagno posizionato verso poppa, soluzione che separa in modo netto lo spazio dell’armatore dal resto dell’imbarcazione. Inoltre, al First 60 viene affiancato un servizio premium dedicato, pensato per accompagnare l’armatore fin dalle prime fasi di acquisto e nella gestione post-vendita, con un supporto personalizzato in linea con le esigenze di un’imbarcazione di queste dimensioni”.

In occasione della presentazione della barca al boot Düsseldorf SUPER YACHT 24 ha avuto l’opportunità di parlare con i due progettisti italiani, Roberto Biscontini e Lorenzo Argento per un approfondimento sullo yacht.

Roberto Biscontini, il First 60 è un’evoluzione diretta del First 53?

“Sì, è a tutti gli effetti la sorella maggiore del 53. Lo si vede nel pozzetto, nella tuga, nelle linee generali e anche, in parte, nelle linee di scafo. Non ci sono grandi differenze concettuali, ma ogni progetto prende comunque una strada leggermente diversa”.

Che lavoro è stato fatto sul 60 e su quali aspetti si è concentrato?

“Il First 60 è una barca di cui con Bénéteau si parlava da tanto tempo. Il cantiere sta sviluppando la parte alta della gamma First con modelli più preziosi e un po’ meno esasperati, mentre quelli più piccoli, come i First 30 e 36, sono decisamente più leggeri, plananti e più sportivi. Sotto il nome First oggi convivono quindi due anime: quella delle barche più piccole e sportive costruite presso il cantiere sloveno Seascape e quella delle più grandi ed eleganti, che vengono chiamate First Yacht, come il 53, il 44 e ora il 60”.

Dal punto di vista dell’architettura navale, quali sono le caratteristiche principali del progetto?

“Per quanto riguarda scafo, appendici e piano velico, come spesso accade per le barche Bénéteau, abbiamo sviluppato due versioni. Una versione standard, con chiglia a pescaggio ridotto, albero in alluminio e piano velico più contenuto, e una versione più performante, con chiglia più profonda ed efficiente dal punto di vista idrodinamico, piano velico più importante e albero in carbonio”.

Il tema dell’equilibrio è centrale per le barche di serie?

“Come dico sempre, progettare una barca da regata pura è quasi più semplice, perché hai un unico obiettivo e l’unico vero limite è il budget. Anche modelli da super crociera estrema sono più semplici, perché ti concedi dei pesi ed è tutto orientato al comfort. Il mondo di mezzo, quello del performance cruiser o cruiser-racer, è invece un compromesso: sui costi, sui pesi, su quanto sacrificare le prestazioni per avere più volume o più comodità e viceversa”.

Quanto incidono i vincoli di costo nelle scelte di architettura navale?

“Un esempio immediato è l’albero. L’albero in alluminio è quello della barca base; se vuoi migliorare le prestazioni serve più vela e un albero più rigido e leggero, in modo da abbassare il centro di gravità, aumentare la stabilità e ridurre il beccheggio, ma questo costa di più. Poi ci sono le appendici, dove il tema non è solo il costo ma anche l’utilizzo: su un 60 piedi da regata pura avresti più pescaggio, ma qui parliamo soprattutto di cruising, quindi anche il pescaggio diventa un compromesso. Io preferisco chiamarlo bilanciamento: è un lavoro continuo di aggiustamenti”.

Lorenzo Argento qual è stato l’approccio al design?

“Abbiamo cercato come sempre di pulire, di togliere. Sono orgoglioso della panca del timoniere regolabile, è una cosa che io ho imparato sul mio First 36, dove la posizione al timone è bassa e mi sono aiutato rialzandola con un cuscino e un inserto di legno. Negli interni invece abbiamo pensato di renderla un po’ più fresca e giovane, per parlare un linguaggio più sportivo ma confortevole, perché stiamo parlando comunque di First Yacht, quindi una linea performante, confortevole e con dimensioni importanti. Tutto è giocato su due tipi di bianco e il teak: uno bianco laccato e uno bianco con venature e pitturato”.

Il tema della cabina armatoriale è stato centrale nelle scelte progettuali?

“C’è sempre il desiderio di dare uno spazio dedicato all’armatore, un tema che alcuni clienti sentono molto forte e altri meno. Abbiamo leggermente sacrificato il volume del bagno padronale per fare il letto aggirabile. Il bagno è comunque sufficientemente ampio e devo dire che questa soluzione piace a tanti”.

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