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Italian Yacht Masters festeggia 10 anni: “Nulla da invidiare ai comandanti esteri”

Appello alla politica affinchè metta mano alle norme per rendere più appetibilr la registrazione dei super yacht sotto bandiera italiana

di Nicola Capuzzo
30 Marzo 2023
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Porto Ercole (Grosseto) – Il suo presidente Gino Battaglia l’ha definita “un’associazione nata per imparare”. Italian Yacht Masters al Golf Resort Argentario ha celebrato i primi 10 anni dell’associazione nata appunto per ridare lustro e una nuova immagine ai comandanti italiani di super yacht. 

Comandanti che oggi (sono un centinaio gli iscritti) sembrano effettivamente aver cambiato pelle sotto diversi punti di vista: “Era ed è necessario imparare anche a promuoversi bene, vestirsi adeguatamente, parlare almeno due lingue, insomma presentarsi bene. Dobbiamo fare ancora tanta strada e ascoltare chi lavora con gli armatori” ha detto il presidente di Italian Yacht Masters durante la conferenza. 

Secondo Battaglia “la qualità dei capitani italiani è molto alta, il problema della lingua non esiste più perché ormai sappiamo parlare tutti almeno italiano e inglese. Qualcuno di noi parla anche 4 o 5 lingue. Chi chiamerà un capitano italiano aderente a Italian Yacht Masters avrà la tranquillità che anche noi lo abbiamo approvato”. 

La conferenza organizzata per celebrare questo anniversario è stata una lunga passerella di aziende sponsor ma anche un utile momento di confronto su diversi temi d’attualità. 

Uno degli appelli sollevati ha riguardato ad esempio il rilancio della bandiera italiana che, per ragioni di burocrazia ed eccesso di controlli, viene evitata dagli armatori nel momento in cui devono registrare il proprio super yacht. 

Giorgio Gallo (Rina) a questo proposito ha segnalato “in questo momento sta aumentando la domanda da parte di molti armatori (quattro in serie) a registrare i rispettivi super yacht sotto bandiera italiana secondo quanto previsto dal D.m.n.95 del 2005” ma la risposta di alcuni interlocutori lascia intendere che si possa trattare solo di un fuoco di paglia. 

“La burocrazia italiana ha distrutto completamente il desiderio ma non la qualità di issare la bandiera italiana. Il problema non è tanto la registrazione ma il dopo. Avere la bandiera italiana significa essere fermati continuamente per i controlli dalle autorità italiane” ha sottolineato Andrea Pezzini (Floating Life). 

C’è persino ci ha raccontato che un armatore e la sua famiglia avrebbero voluto denunciare la Guardia di Finanza per sequestro di persona: “Erano stati bloccati nelle cabine oltre 45 minuti per controlli a causa di un cognome che sembrava molto italiano”.

La convinzione comune è che “se le autorità daranno una mano potranno significativamente aumentare i super yacht battenti bandiera italiana” nel prossimo futuro. 

Dal confronto è emerso pure che c’è una progressiva tendenza degli armatori a non nascondersi più al fisco, pagano l’Iva comunitaria quando comprano lo yacht ma preferndo comunque battere bandiere estere semplicemente per questioni di semplicità normativa. Molti armatori cercano un regime fiscale chiaro. 

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