The Italian Sea Group affonda nei conti 2025: ricavi -27% e perdita netta di quasi 171 milioni
Proposto dal Cda all’assemblea degli azionisti un aumento di capitale fino a 140 milioni di euro e l’emissione di strumenti finanziari partecipativi fino a 150 milioni, anche tramite conversione di crediti

Un anno da dimenticare quello appena trascorso per The Italian Sea Group (Tisg), il gruppo cantieristico toscano proprietario dei marchi Admiral, Tecnomar, Perini Navi, Picchiotti, NCA Refit e Celi 1920. Il Consiglio di Amministrazione, riunitosi il 31 luglio 2026, ha approvato il bilancio consolidato al 31 dicembre 2025, che fotografa una crisi profonda scoppiata pubblicamente a febbraio scorso.
I ricavi totali si sono fermati a 295,1 milioni di euro, in calo del 27% rispetto ai 404,4 milioni del 2024; a pesare soprattutto la divisione Refit, crollata del 59% a 17,1 milioni, mentre lo Shipbuilding ha registrato ricavi per 264,9 milioni (-27%).
Ancora più allarmanti i dati sulla redditività: l’Ebitda è negativo per 99,2 milioni, contro un utile operativo lordo di 70,3 milioni nel 2024, l’Ebit è sceso a -141,2 milioni (dai +57,7 milioni dell’anno precedente), penalizzato anche da svalutazioni per 42 milioni di euro, tra cui 22 milioni sul marchio Perini e 10 milioni sui crediti verso clienti. Il risultato netto di gruppo ha chius0 in rosso a -170,9 milioni, ribaltando l’utile di 33,9 milioni registrato nel 2024.
La Posizione Finanziaria Netta consolidata è negativa per 129,6 milioni, rispetto ai -12,5 milioni di fine 2024: un deterioramento di oltre 117 milioni in dodici mesi, dovuto all’erosione della liquidità (-42,8 milioni), al pagamento di dividendi per 12,9 milioni e all’aumento del debito bancario di 75 milioni. Il portafoglio ordini si è ridotto a 1,03 miliardi di euro (da 1,24 miliardi), con un net backlog sceso a 349,5 milioni.
Alla base del crollo, spiega la società in una nota, ci sono costi extra-budget non emersi tempestivamente a causa – secondo le verifiche interne – di comportamenti impropri di alcune figure apicali ormai uscite dall’azienda, che avrebbero eluso i controlli interni. La situazione è stata resa nota al mercato a partire dal 18 febbraio 2026.
Per affrontare la crisi Tisg ha avviato il 9 marzo 2026 una Composizione Negoziata, poi archiviata, seguita il 1° luglio scorso dal deposito di una domanda ai sensi dell’art. 44 del Codice della Crisi d’Impresa presso il Tribunale di Firenze, che ha fissato in 60 giorni il termine per depositare piano e proposta. Gli amministratori, pur segnalando “significative incertezze” sulla continuità aziendale, ritengono comunque sussistente una ragionevole prospettiva di prosecuzione dell’attività per almeno dodici mesi, e hanno quindi redatto il bilancio nel presupposto della continuità.
Il Consiglio d’Amministrazione ha preso atto delle dimissioni del revisore legale Bdo Audit Services e ha proposto all’assemblea, convocata per il 30 settembre 2026, due deleghe di rafforzamento patrimoniale: un aumento di capitale fino a 140 milioni di euro e l’emissione di strumenti finanziari partecipativi fino a 150 milioni, anche tramite conversione di crediti dei creditori.
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