Incendio distrugge uno yacht a Portosole, indagini sulle batterie
L’unità è andata completamente distrutta all’ormeggio. Determinante l’intervento del marina per evitare il coinvolgimento delle imbarcazioni vicine

Uno yacht di circa 16 metri è stato completamente distrutto da un incendio divampato nella tarda serata di sabato all’interno di Portosole, il marina di Sanremo. L’unità, identificata come Mabita VI, era ormeggiata e priva di persone a bordo al momento del rogo, circostanza che ha evitato conseguenze per gli occupanti. Secondo le prime ricostruzioni, alcuni testimoni avrebbero udito un’esplosione prima che le fiamme avvolgessero rapidamente l’imbarcazione. L’incendio ha generato un’alta colonna di fumo visibile a diversi chilometri di distanza, facendo scattare l’intervento del personale del porto, dei Vigili del Fuoco, della Capitaneria di Porto, della Polizia e dei Carabinieri.
Decisiva è stata la risposta del personale di Portosole, che ha impedito la propagazione del rogo alle unità ormeggiate nelle immediate vicinanze, uno degli scenari più critici nei marina durante la stagione estiva. Le operazioni hanno inoltre consentito di limitare il rischio di inquinamento dello specchio acqueo e di mettere successivamente in sicurezza lo scafo, trasferito in cantiere per gli accertamenti tecnici.
Il m/y Mabita VI risultava intestato a una società con sede a Londra ed era sottoposto a sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria nell’ambito di un procedimento penale. L’unità era affidata a un amministratore giudiziario e si trovava ormeggiata a Portosole da tempo. Anche per questo motivo gli accertamenti assumono particolare rilievo: oltre a ricostruire la dinamica dell’incendio, gli investigatori dovranno verificare lo stato degli impianti di bordo, le attività di manutenzione svolte durante il periodo di custodia e l’eventuale presenza di elementi utili a chiarire l’origine del rogo.
Le cause dell’incendio sono ora al vaglio degli investigatori. L’ipotesi ritenuta al momento più probabile è quella di un cortocircuito, forse riconducibile al surriscaldamento del banco batterie o di altri sistemi elettrici rimasti alimentati durante la permanenza in banchina. Gli inquirenti hanno comunque escluso, allo stato attuale, elementi che possano far pensare a un’origine dolosa, mentre saranno analizzati anche i filmati dell’impianto di videosorveglianza del marina.
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Foto/video @ Anselmo Pagani/Facebook
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