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Assomarinas contesta il bando 2026 per i piccoli Comuni: “Privati esclusi, rischio distorsione”

L’associazione dei porti turistici critica l’Avviso Pubblico del Dipartimento per le Politiche del Mare destinato agli enti sotto i 30.000 abitanti e chiede politiche strutturali per le imprese

di REDAZIONE SUPER YACHT 24
19 Gennaio 2026
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Marina_Arechi

Il nuovo Avviso Pubblico 2026 emanato dal Dipartimento per le politiche del mare, finalizzato a finanziare interventi di sviluppo e riqualificazione di porticcioli, approdi e borghi marinari, ha suscitato la ferma reazione di Assomarinas, l’Associazione Italiana Porti Turistici aderente a Confindustria Nautica e Federturismo.

Al centro della questione c’è la procedura di selezione che stanzia fondi pubblici per due specifiche linee di intervento, il Lotto A per le strutture portuali e il Lotto B per i borghi marinari, riservandoli esclusivamente a “Comuni litoranei, Unioni di Comuni e Comunità isolane con una popolazione inferiore ai 30.000 abitanti”. Il bando, con scadenza fissata al 17 febbraio 2026, punta a sostenere la messa in sicurezza, l’efficientamento energetico e la riqualificazione funzionale delle aree costiere gestite da enti pubblici.

Attraverso una nota ufficiale, Assomarinas ha espresso “profondo sconcerto” per come il provvedimento è stato strutturato. Pur riconoscendo l’impegno del Ministero nel reperire risorse, l’associazione denuncia la totale esclusione delle imprese private, pilastro dell’economia del mare, che negli ultimi trent’anni hanno costruito una rete portuale turistica di livello internazionale. Imprese che, ricorda l’associazione, sono un moltiplicatore di occupazione e generano un “valore sociale aggiunto” a due cifre, avendo resistito con capitali propri a stagioni durissime: dalla crisi finanziaria del 2010-2020 innescata dal crollo di Lehman Brothers, alla tassa sulle imbarcazioni del Governo Monti, fino ai lockdown pandemici e alle recenti emergenze meteomarine.

Uno dei punti più critici sollevati da Assomarinas riguarda la capacità gestionale. Secondo l’associazione, finanziare esclusivamente gli enti pubblici è un errore strategico perché questi, pur disponendo di competenze amministrative, spesso mancano di quelle imprenditoriali e competitive necessarie per la ricettività nautica. La gestione di infrastrutture complesse come i porti turistici richiede skills specialistiche e sistemi di relazioni internazionali consolidati che difficilmente risiedono nelle amministrazioni locali.

Il timore concreto è che si inneschi un meccanismo pericoloso: le amministrazioni locali potrebbero essere tentate di auto-concedersi le aree demaniali per riqualificarle con fondi statali, per poi sub-concederle a operatori terzi. Secondo Assomarinas, questo trasformerebbe l’investimento non in creazione di valore, ma in un mero “arbitraggio economico” sul canone demaniale. Una prassi già censurata dall’Antitrust che, oltre a distorcere la concorrenza a danno dei privati, rischierebbe di causare un danno all’erario per il minore gettito fiscale, di Iva e Ires, e per la potenziale contrazione occupazionale.

Secondo l’associazione, destinare risorse ‘a pioggia’ genera ulteriori criticità, come il rischio di disperdere fondi in micro-interventi inefficaci o di incentivare opere in territori privi di una reale domanda di mercato, trascurando invece le aree dove la necessità di ammodernamento è più urgente per mantenere la competitività internazionale.

Il presidente Perocchio sottolinea come questa impostazione sia in contrasto con le necessità reali del comparto e sottolinea  che la priorità non è costruire nuove volumetrie o consumare ulteriore costa e mare, ma finanziare la rigenerazione del patrimonio esistente. Le vere urgenze oggi sono la modernizzazione tecnologica, la sicurezza nautica, la resilienza climatica e la digitalizzazione: sfide che richiedono operatori esperti e non semplici interventi edilizi.

L’associazione evidenzia infine che, nonostante le intenzioni dichiarate nel Piano del Mare (Cipom) riguardo al miglioramento della competitività fiscale e regolatoria delle imprese, manchino ancora atti concreti. Il settore si trova infatti ad affrontare vecchi e nuovi ostacoli: restano aperti i contenziosi sui canoni della legge 296/2006, è stato reintrodotto l’aumento del 25% dei canoni 2023 (già annullato dal Tar Lazio) e mancano ancora l’inquadramento catastale in categoria E1 e la semplificazione delle procedure di dragaggio.

“Siamo profondamente delusi per la scarsa attenzione riservata alle centinaia di imprenditori che hanno fatto la storia della portualità turistica italiana, sostenendo con capitale proprio lo sviluppo delle destinazioni nautiche del Paese in anni difficilissimi”, dichiara il presidente di Assomarinas, Roberto Perocchio. “Chiediamo, pertanto, al Governo un cambio di rotta: meno contributi a pioggia e più politiche strutturali a sostegno di chi investe e rischia ogni giorno sul campo. Solo così il turismo nautico potrà continuare a generare valore, occupazione e competitività internazionale.”

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